Charter school e PdL Aprea al Meeting 2009


DiSAL al Meeting di Rimini 2009

La libertà e l’alleanza con la propria comunità: fondamentali per una buona scuola

Alto livello di confronto e nutrita partecipazione alla presentazione del caso americano delle Charters Schools

 

Recentemente il presidente USA Obama ha lanciato un piano scuola da 4,5 mld di dollari (cifra stratosferica per l’Italia che taglia) per premiare le scuole che otterranno i migliori risultati. Il piano è volto liberalizzare (altro termine scandaloso in Italia) le cosiddette “Charters Schools” scuole, libere, radicate nelle loro comunità locali, fatte di alleanze con realtà di famiglie, quartieri, organismi privati non-profit.

Di queste originali esperienze scolastiche si è parlato al Meeting di Rimini, mercoledì 26 agosto alle 11.30, con un dialogo proposto da DiSAL, in collaborazione con la rivista “Dirigenti Scuola” dell’Editrice La Scuola-Brescia.

Il dibattito, riprendendo il tema che DiSAL ha lanciato nel convegno 2008 (“Governo delle scuole e alleanze educative”), ha voluto far conoscere ai dirigenti presenti ed ai media italiani questa particolare esperienza americana, anche per raccoglierne i migliori insegnamenti per i gravi problemi della scuola italiana: governo, personale, finanziamenti, liberalizzazione, responsabilità verso le proprie comunità.

Il presidente di DiSAL, Roberto Pellegatta, ringraziando i presenti e le personalità che hanno dato la loro adesione, ha ricordato ed in particolare i due relatori: Daniele Vidoni, esperto Governance attualmente impegnato presso l’INVALSI e l’on. Valentina Aprea, Presidente della Commissione Istruzione alla Camera dei Deputati, da tempo cordiale e amichevole interlocutore di DiSAL.

 

Pellegatta ha ricordato come nulla quanto la scuola sia luogo della conoscenza ed in nessun luogo più della scuola il conoscere è l’esito di rapporti liberi e personali, di avvenimenti ultimamente non riconducibili né a tecniche, o tantomeno a regole. Avvenimenti che però sono il frutto della presenza nelle scuole di docenti e presidi appassionati al loro lavoro ed uniti dall’interesse per i ragazzi che hanno a scuola.   Resta tuttavia il fatto che l’avvenimento educativo è indiscutibilmente facilitato da condizioni istituzionali ed organizzative favorevoli, quali l’autonomia delle scuole, la libertà educativa ed il forte loro legame con le comunità sociali nelle quali sono inserite.

Purtroppo ancora oggi sono numerose le ostilità a questo quadro formativo: una politica impreparata, incompetente e ancora preda di divisioni ideologiche (come ha dimostrato la polemica estiva sull’ora di religione);  un apparato burocratico ancora inadeguato al compito e soprattutto un sindacato chiuso su difese corporative dell’esistente, quando non paradossalmente complice di un precariato ormai cronico.

Purtroppo si prepara l’avvio di un anno scolastico confuso e con molti problemi irrisolti, con i soliti caroselli di precari, con dirigenze scoperte e con incertezze sulle soluzioni reali.  A questi gravi problemi quasi tutta la politica per ora risponde con affermazioni di principio e assenza di fatti.

Ma la novità nella scuola siamo abituati a non attenderla più da quelle stanze: chi vive oggi presenze appassionate ed associate cerca prospettive culturalmente nuove e indicative di speranza.

Anche per questo – ha ricordati Pellegatta – DiSAL ha voluto promuovere il seminario sul fenomeno ormai consolidato delle “charter school”.

 

Rimandando ai testi integrali dei relatori ed alla prossima pubblicazione in questo sito degli atti, riprendiamo qui gli spunti principali emersi.

Vidoni, risalendo sia alla conoscenza diretta che agli studi personali, ha presentato le “Charter school” come scuole di iniziativa privata, riconosciute come pubbliche, che dispongono di una particolare autonomia per l’organizzazione, il curriculum e l’orientamento educativo, autonomia definita dallo statuto della scuola.   L’idea di una “scuola pubblica di iniziativa privata”, radicata all’interno della comunità, in grado di competere con le strutture degli stati, capace di soddisfare i bisogni degli studenti immigrati o economicamente meno abbienti  nacque negli USA negli anni ’70 e trovò l’appoggio dei sindacati dei docenti: fenomeno indiscutibilmente opposto a quanto sarebbe accaduto con i sindacati italiani, da sempre contrari ad ogni idea di “competizione” nella scuola, pure regolata da norme e organismi.

Alla base del modello organizzativo c’è la collaborazione tra soggetto pubblico e società civile che, avendo identificato a livello locale un bisogno educativo, sviluppa un progetto da sottoporre all’autorizzazione dell’autorità statale preposta. Il progetto deve identificare la mission della scuola e gli obiettivi da raggiungere in termini di risultati degli studenti. Se il progetto viene approvato, la scuola viene finanziata dallo Stato per il lasso di tempo necessario a svilupparsi e consolidarsi (tra 3-5 anni e 5-10 anni) in autonomia. In cambio, al termine del periodo, la scuola deve dimostrare di aver raggiunto gli obiettivi prefigurati. Se ciò non avviene, la scuola può essere sospesa o chiusa e ciò è già avvenuto in diversi casi.

Dopo trent’anni, per studenti che provengono dalle famiglie economicamente più svantaggiate o appartenenti a minoranze etniche e linguistiche l’efficacia delle charter school è innegabile. Oggi la presenza di chiari riferimenti alle “charter school” nel programma “Race to Top” appena finanziato dall’amministrazione Obama indica un investimento significativo sulla possibilità che queste (più di 5.000 oggi negli USA) siano uno strumento vincente per promuovere il rinnovamento ed il miglioramento dell’istruzione per tutti.

 

Presentando l’on. Aprea Pellegatta ha dichiarato il convinto sostegno di DiSAL al Progetto di Legge con il quale la stessa ha iniziato la battaglia alla Camera per un serio rinnovamento della scuola italiana: autonomia, nuove forme di governance, reclutamento di istituto dei docenti, semplificazione degli orgnismi, passaggio a forme di finanziamento statale alle scuole statali paritarie secondo il principio della “quota procapite”. Valentina Aprea ho letto con attenzione il fenomeno americano in discussione, mostrando come le scelte fatte e le posizioni assunte anche da Obama smontano miti ideologici che in Italia sono duri a morire. Da questa analisi ha ricavati gli insegnamenti principali che il fenomeno americano comunica alla situazione italiana, evidenziando come gran parte del PdL da Lei presentato rispecchi proprio questi insegnamenti.

Il dibattito vivo (proseguito anche nel tradizionale pranzo sociale che ogni anni DiSAL propone al Meeting) ha portato a galla le assurde ostilità della politica alla proposta legislativa, i continui rinvii che i diversi ministeri hanno fatto e fanno del nodo cruciale del rinnovamento della scuola (l’autonomia).

Nella conclusione Pellegatta per DiSAL ha ribadito l’impegno a sostenere con decisione il Progetto di legge alla Camera, a migliorarlo, sostenendo che tutto il percorso riformatore assente paga anche di una miope scelta di tagli, ben opposta a quella americana degli investimenti.

Il giorno dopo l’incontro è toccato proprio a Mario Draghi ricordare tra le priorità sulle quali investire in Italia proprio l’istruzione.  Chi ascolterà ?

 

Per informazioni più approfondite rimandiamo sia al testo della relazione di Vidoni che a  http://www.ed.gov/programs/racetothetop/index.html oppure al sito dell’U.S. Department of Education http://www.uscharterschools.org/.

 I volti e le presenze
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 Gli interventi di Daniele Vidoni e Valentina Aprea
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