Riaprire a settembre per recuperare chi resta indietro

 

I salvati e i sommersi: un piano per recuperare chi resta indietro

IlSussidiario -  14.05.2020 - Filomena Zamboli

 

Il verodilemma della scuola in questa fase è come organizzare i recuperi per fasce dilivello, per ripartire a settembre. L’autonomia suggerisce soluzioni innovative

Ieri laministra Azzolina, intervenendo in audizione alla commissione Cultura dellaCamera, ha affrontato nuovamente alcuni temi caldi di scuola, anche inrelazione alla pubblicazione delle attese ordinanze sullo svolgimento degliesami di Stato del primo e del secondo ciclo e per la valutazione finale,nell’anno della Dad.

Tornaprepotente il dibattito non solo su come procedere per ammettere o nonammettere alla classe successiva, piuttosto che all’esame stesso, ma anche,ovviamente, su come valutare. Le dichiarazioni e le opinioni si susseguono e,esemplificativamente, si torna a rappresentare l’immagine del 6 politico,tramontato con l’epoca che l’ha concepito e perciò ormai relativo a un’altraidea di scuola.

Ammetterealla classe successiva, ha chiarito la ministra, non significa dare a tutti inostri studenti una simbolica sufficienza. Ci saranno i voti a differenziare ilpercorso di ciascuno, per questo essi dovranno essere indicativi dei livelliraggiunti in un’ottica formativa piuttosto che esprimere una valutazionesommativa che non solo non corrisponde alle esigenze peculiari della scuoladella Dad, ma anche alla scuola delle competenze e del curricolo. “Non sarà 6politico. Le insufficienze compariranno, infatti, nel documento di valutazione.E per chi è ammesso alla classe successiva con votazioni inferiori a 6 decimio, comunque, con livelli di apprendimento non consolidati sarà predisposto daidocenti un pino individualizzato per recuperare, nella prima parte disettembre, quanto non è stato appreso. Il piano sarà legato al Documento divalutazione finale. Resta ferma la possibilità di no ammettere all’annosuccessivo studentesse e studenti con un quadro carente fin dal primo periodoscolastico”.

Pensofrancamente che il vero problema sia un altro e  che la realtà ci impongaun cambio di passo. Il problema non sono i bocciati o i promossi. Stiamoattraversando il Mediterraneo e lo stiamo facendo con i gommoni. Con troppagente sopra e i “mezzi di trasporto” non sempre sono adeguati. Spesso il mare,al largo, è tempestoso. Ce la sentiamo di lasciar annegare anche un solonaufrago/alunno/passeggero? Ce la sentiamo di lanciargli solo un paio dibraccioli (la bocciatura per esempio) sperando che riesca a nuotare e mettersiin salvo? E la mia è una idea tutt’altro che romantica del salvataggio e dellatraversata. O vogliamo portare tutti sulla terraferma e, una volta lì,organizzare l’accoglienza, la collocazione e quanto serve per renderli autonominel proseguire verso la “salvezza”?

Perchéciascuno dei nostri alunni ha da recuperare; anche coloro che avranno raggiuntolivelli adeguati nel percorso di questo anno speciale, come sappiamo bene che“ripetere” la stessa classe due volte non sempre vuol dire innescare unprocesso per il quale, automaticamente, si recupera ciò che non si sapeva.

A miamemoria ricordo un solo alunno che mi ha ringraziato per averlo bocciato e peravergli consentito di “passare dall’ultimo banco al primo” e solo perché cieravamo incaponiti, tutti i docenti del consiglio di classe, a instaurare unrelazione efficace con lui. Senza rapporto interpersonale non c’èapprendimento.

E allora, ilvero dilemma è come organizzare i recuperi per “fascedi livello”, per ripartire a settembre. Ci sono sistemi scolastici chedefiniscono le classi in base alle età degli alunni ma poi le “suddividono” ingruppi di lavoro a seconda di quale step di apprendimento è necessario perciascun gruppo. E i gruppi possono essere organizzati per apprendimenti/competenzeda acquisire e non necessariamente all’interno della stessa classe.

Questo è iltempo per cominciare a superare sul serio, nell’esercizio dell’autonomiadidattica e organizzativa, l’unità oraria di lezione e la rigidità del gruppoclasse. Ma per far questo servono strumenti, aule e docenti, metodologie. Ma,soprattutto, per quest’opera significativa di recupero, servono più docenti.Nel nostro sistema scolastico, di norma, per avere più docenti occorre fare piùclassi o, dalla legge 107/2015 (“Buona Scuola”) in poi, più organico dipotenziamento, individuato dalle scuole sulla base di reali bisogni. E se nonfosse possibile avere più risorse professionali, a organico invariato, più omeno, dovremmo “ridurre” il tempo dell’azione didattica, dell’“ora di lezione”,frazionando le classi, oppure organizzando i recuperi per gruppi di livello, aprescindere dalla classe, distribuendo il tempo della presenza e amplificandoanche le azioni a distanza. Ovviamente dovremmo ragionare per carico orario annualee quindi potremmo avere un periodo dell’anno con più tempo scuola e un altrocon meno tempo scuola.

C’è daragionare con molta ponderazione e c’è da trovare soluzioni, anche logistiche, in maniera concertata, in una prospettiva reticolare. La scuola è un problemadel Paese e non dei soli “addetti ai lavori”.

“I sommersi ei salvati” è un saggio di Primo Levi sulla tragedia dei lagernazisti;  la narrazione descrive con lucidità e distacco – nonostantel’autore abbia vissuto direttamente l’esperienza – i meccanismi che portanoalla creazione di “zone grigie” di potere tra oppressori e oppressi fino adeterminare la replicazione di analoghe dinamiche comportamentali nelle realtàquotidiane odierne. Magari il parallelismo è un po’ forte, ma proprio per questorende con efficacia l’immagine: questo è il tempo in cui, nonostante tantinostri alunni continuino a nuotare con lena e tanti altri, non indaghiamo qui imotivi, differenti e numerosi, sono invece “sommersi”, defilati, sfuggenti – lascuola è di tutti e di ciascuno. “Qui habet aures audiendi, audiat”.

 

 



 

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