Dibattito/La ripresa a settembre sarà impegnativa

  Laripresa (di settembre) non è cosa per chi timbra il “cartellino”

- Roberto Vicini

 

In vistadell’estate ma soprattutto della ripresa di settembre, l’amministrazionescolastica appare la più sprovvista di strategia. Ecco come ripartireseriamente

Ha ragionePaolo Giordano (Corriere della Sera del 27 aprile): nei talkshow che si ripetono a catena sulle diverse reti della televisione,spicca clamorosamente un’assenza. Tra gli invitati non mancano mai espertidella scienza e dell’economia, medici (virologi e non), politici,rappresentanti del governo, giornalisti, imprenditori, psicologi, in qualchecaso persino religiosi. Ma avete mai visto un dirigente scolastico, uninsegnante o un rappresentante del ministero dell’Istruzione? 

Tutti siamochiamati ad una forte assunzione di responsabilità. Da più parti – nel mondodel sociale e dell’imprenditoria, per non dire nella stessa sanità che si stariorganizzando e reinventando dal basso – emergono proposte e soluzioni,accanto alla pressante richiesta al Governo perché dia indicazioni chiare einequivocabili. Ma il mondo della scuola, in particolare il livello cheistituzionalmente lo rappresenta e guida, questo mondo dov’è? 

Eppure èchiaro che l’emergenza che ci ha travolti è diventata ormai un’emergenzasociale ed economica, che per essere affrontata richiede uomini con una forteenergia e capacità di costruzione. Cosa, questa, che interpella fortemente ilfronte dell’educazione. Che lo pone in primo piano. È su questo fronte cheoccorre fare scelte coraggiose e intervenire rapidamente, almeno tanto quantosu quello sanitario ed economico. 

È quindi ilmomento di forti assunzioni di responsabilità, giocate ancor di più a livellolocale e delle singole istituzioni. Altro che aspettare direttive dall’alto;altro che pseudo-decisioni del tipo: “blocchiamo tutto e rimandiamo all’annoprossimo, quando si potrà riprendere” sia lo sviluppo dei programmi, sia amettere voti. 

Occorreesattamente il contrario: la relazione con gli allievi non va spezzata, vamantenuta con qualsiasi mezzo e per questo reinventata. La Fad o Dad che dir sivoglia è uno strumento che sicuramente non rappresenta una panacea, ma chequando serve si può e si deve utilizzare. Occorre pensare da subito a possibilisoluzioni e mettersi all’opera con passione e creatività. E penso innanzituttoai dirigenti scolastici. Non è questo il momento di gestire la solita routineper far funzionare la macchina, autolimitando la propria funzione a quella diterminale di un apparato ormai rivolto al proprio mantenimento. Va ripresa inmano una funzione di “direzione”, che significa non solo gestire l’esistente,ma indicare una prospettiva, assumere un ruolo di guida anche per l’ambitodella didattica, in un’ottica di cambiamento e di capacità di risposta ai nuoviproblemi e alle nuove sfide. Di sperimentare strade nuove, di aprire sentieri.Di alzarsi in piedi. Utilizzando e praticando tutti i margini possibilidell’autonomia. 

Cerchiamodi essere realisti: se non si immaginano e non si creano ora le condizioni diuna diversa organizzazione delle attività, valorizzando le professionalità e leesperienze positive cui si è dato vita in questa fase, a settembre si sarà completamenteimpreparati

Pensosoprattutto al livello della secondaria, dove a mio avviso le condizioni – datal’età dei ragazzi – sono più favorevoli. I punti su cui lavorare e per trovareuna diversa soluzione sono: didattica gestita alternativamente in presenza e adistanza; articolazione per gruppi (anche di livello e di interesse) e lororidefinizione trasversalmente alle classi; orario delle attività distribuitodurante l’intera giornata e flessibile, diversificato durante l’anno; dotazionedi materiale digitale per l’intero istituto e aiuto alle famiglie per dotarsidei supporti informatici, in modo tale da abbattere anche il costo dei libri eoffrire spazi di autonomia agli alunni; alleanze educative a livelloterritoriale, attraverso il coinvolgimento delle diverse agenzie del sociale,del volontariato e del civile (enti locali); coinvolgimento attivo dellefamiglie e condivisione della presa in carico (superando la logica delladelega) degli alunni nel lavoro svolto a casa; progettazione formativapersonalizzata, con centratura sulle dimensioni personali (cosiddette soft skills); utilizzo delcurriculum dello studente e della modalità dell’alternanza scuola-lavoro pertutte le esperienze con valenza formativa; validazione e certificazione(valevole per il rendimento scolastico) di tutti gli apprendimentiriconducibili al profilo dell’indirizzo di studio acquisiti fuori dalla scuola.

Fantascienza?No, realismo. Impossibile? No, difficile, anche molto difficile, perchécomporta uno scontro con la selva dei piccoli privilegi degli intoccabili, cioèdel personale dipendente (che si concepisce ormai come dipendente) dello Statocon stipendio fisso a fronte di orario fisso, collocato alla mattina, senza “buchi”e con “giorno libero” collocato in modo strategico per essere attaccato aiponti e alle “vacanze”.

Difficileperché comporta il passaggio ad un diverso paradigma, quello che ora si stachiedendo – verificandone anche i vantaggi – a tutto il mondo del lavoro: dallasemplice presenza (timbrare il cartellino; per gli insegnanti: firmare ilregistro), al risultato. Difficile, ma possibile, anche sulla scorta di tuttequelle esperienze che proprio in questo periodo sono state fatte, di quelmovimento di auto-organizzazione creativa che è sorto dal basso. Perché moltesono state le risposte, le soluzioni trovate e che non devono ora andaredisperse. Certo, in un contesto dove chi ha voluto, ha continuato a non farenulla. Anzi, se ne è felicemente stato o tornato a casa. Ma è anche ora chequeste situazioni vengano denunciate e si faccia emergere il valore di chilavora e lavora con passione. 

Dueindicazioni molto operative rispetto cui attivarsi subito, cioè ora (siamo giàa maggio!). Sul versante del personale docente: 1) utilizzare il mese di giugnoper impostare una progettazione curricolare personalizzata; 2) dedicare lospazio dell’estate – al netto dei giorni effettivi di vacanza (che arrivano acoprire un mese) e relativamente ai giorni in cui si è in servizio senza dovergestire le attività didattiche (almeno un altro mese) – per completare laprogettazione, lavorando in modo collegiale a distanza, così da poterlachiudere subito ai primi di settembre; 3) utilizzare lo stesso periodo perpredisporre “lezioni”, materiale per la didattica a distanza, da utilizzareall’occorrenza quando si ripartirà. 

Contestualmente,sul versante dei dirigenti, oltre a promuovere e coordinare quanto sopra: 1)ragionare sulla riorganizzazione complessiva degli spazi, dell’orario, deigruppi e dei flussi di presenza degli allievi; 2) muoversi sul territorio,confrontandosi con i sindaci e con i servizi, con le associazioni e le impreseper costruire o consolidare le alleanze e le soluzioni di presa in caricoeducativa dei ragazzi, per riorganizzare (condizione essenziale) il trasporto,superando la concentrazione in due sole ore di punta. Soluzione, questa, chetutto il mondo del lavoro dovrà giocoforza adottare, perché occorreràrispettare il distanziamento fisico tra le persone e non sarà più possibileintasare i mezzi pubblici nelle solite fasce orarie. Fattore, questo, che giocaa favore di una razionalizzazione delle fasce orarie e dei flussi di accessodegli allievi per gruppi agli spazi scolastici. Qui la scuola non può aspettaree deve fin da ora essere presente, facendo valere le proprie istanze nei luoghidove sono assunte le decisioni strategiche.

Allo Stato,al governo il compito di dare poche, essenziali e chiare linee operative; allivello locale la responsabilità e l’autonomia di trovare le risposte, anche inmodo diversificato, perché le situazioni sono e richiedono soluzioni diverse. Èil momento dell’autonomia e di una sussidiarietà vera, circolare, che valorizzail ruolo dei corpi intermedi e della dimensione sociale. Non dello statalismocentralista e paternalista.

 

 



 

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