Autonomia scolastica: non serve una legge

  La riforma virtuosa (e acosto zero) che Fioramonti può fare subito

 - RobertoPasolini

 

Per l’avvio dellapiena autonomia non vi è bisogno di una legge, basterebbe un atto ministeriale.Fioramonti ci sta?

Come riportavo nel mio ultimoarticolo in cui commentavo le prime impressioni sulprogramma del governo Conte 2, alcune uscite del ministro Fioramonti avevanocreato generali perplessità.

Vorrei tornare a quelle affermazioniaffrontandole con l’occhio dell’economista, mia estrazione culturale ecompetenza, per valutarne i fondamenti e le possibili prospettive.

È un principio base dell’economia che, nella esigenza di recuperare risorse, sifacciano scelte di imposizione fiscale che portino alla tassazione di beni disecondaria o scarsa necessità per investirne il ricavato in beni o servizi diprima necessità. Non è quindi scandaloso o sbagliato “tassare le merendine” peraver, ad esempio, risorse utili a mettere in sicurezza le scuole.

Nella fase economica in cui si trova il nostroPaese che deve presentare una manovra in deficit per recuperare i 23 miliardinecessari a bloccare l’aumento dell’Iva, diventa una scelta economica corretta,tanto che anche il governo, nel suo complesso, ha preso in considerazione latassazione di merendine e bibite gassate.

Mi piacerebbe, motivo ed obiettivo di questomio articolo, che l’analisi economica fosse il riferimento anche di altrescelte nel settore scuola, scelte attese da decenni che per un motivo o perl’altro (mancanza di coraggio politico? Pregiudizi? Mancanza dei necessariapprofondimenti?) sono rimaste al palo.

Mi riferisco alla piena applicazione dell’autonomia scolastica la cui norma, datata 1997,non è ancora stata attuata. Non intendo ripetere analisi e giudizi giàespressi, inascoltati, da molti commentatori, approfonditi in innumerevoliconvegni (ossia che laddove le scuole sono diventate autonome, la qualità delsistema scolastico e il livello degli apprendimenti è migliorato), ma fare unaconcreta analisi economica e normativa.

Per l’avvio di una stagione di piena autonomiadidattica, organizzativa, di innovazione e finanziaria, innanzi tutto, non vi èbisogno di una legge, dato che vigono già norme ad hoc (dall’articolo 21 dellalegge 59/1997 e successive norme attuative, agli artt. 117 e 118 dellaCostituzione), ma solo un atto ministeriale, come, ad esempio, l’avvio deiquadriennali.

Credo che l’aspetto economicamente moltointeressante è che questa scelta, come amano dire i politici e troviamo scrittoin molti atti e provvedimenti, non comporta incrementi di costi per il bilanciodello Stato, anzi lo stesso avvio sarebbe a costo zero.

Ritengo che l’avvio di una sperimentazione dipiena autonomia, oltre ad essere volontaria per raccogliere il consenso tra chicrede in tale modello organizzativo ed è disponibile ad assumersi leresponsabilità che l’autonomia comporta, deve essere graduale trasferendo, allascuola che ne fa richiesta, risorse pari al costo storico di gestione, ossiasenza necessità di spese aggiuntive per lo Stato.

L’utile avvio, contestuale ed indispensabile,di uno studio che porti alla valutazione dei costi standard, nel tempo, anchebreve, porterà a poter ridurre i trasferimenti, poiché l’utilizzo del costostandard quale riferimento economico, anziché il costo storico, ha sempre comportatorisparmi dovuti all’eliminazione degli sprechi.

I risparmi che, altrettanto gradualmente,saranno sempre più consistenti, frutto dell’allargamento della platea dirichiedenti, potranno essere reinvestiti nella scuola per migliorarneulteriormente la qualità del servizio, per gratificare i docenti per lapreziosissima e fondamentale professione svolta, per anticipare l’allargamentodella platea dei partecipanti a tutte le scuole del sistema nazionale, comeavvenuto ovunque sia stata messa in atto una simile sperimentazione (ad esempiole academies inglesi dove un percorso graduale, durato unaventina d’anni, porterà nel 2020 a far sì che tutte le istituzioni scolastiche inglesi sianopienamente autonome).

Voglio rilevare che quanto esposto tocca gliaspetti organizzativi e gestionali e non altera l’impostazione e la tradizioneculturale del nostro sistema se non, grazie all’autonomia, migliorarne illivello degli apprendimenti.

Introduzione della piena autonomia con tuttigli effetti benefici internazionalmente ottenuti e riconosciuti, avvio a costozero, studio ed applicazione dei costi standard (già in uso per Its euniversità), risparmi nelle risorse erogate gradualmente sempre più consistenticon evidenti benefici sul bilancio dello Stato, sono gli effetti positivi cheprodurrebbe l’attuazione di questa proposta.

A corollario e supporto di quanto esposto varicordato che se a livello nazionale poco si è mosso, a livello locale ilpragmatico parametro economico è sempre più usato da un crescente numero diamministrazioni locali che, nella corretta applicazione, ad esempio, deldecreto legislativo 65/2017 che ha regolamentato il settore 0-6 anni,utilizzano una sempre più ampia sinergia pubblico-privato che permette lororisparmi di risorse da poter destinare al miglioramento dei servizi offerti ailoro cittadini.

Concludo con l’invito al ministro Fioramontidi valutare la fattibilità di questaproposta che ormai da anni circola nei diversi convegni, senza prevenzionie con l’ottica della cultura economica che lo contraddistingue culturalmente ese dovesse decidere, come auspico, di approfondire per procedere sappia chetroverà molti professionisti desiderosi di un sistema più moderno e vicino alleesigenze di preparazione degli studenti, pronti a collaborare ad un “big bang”culturale che aprirebbe una nuova ed entusiasmante stagione per il nostrosistema scolastico nazionale.

 



 

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