Autonomia scolastica: la richiesta di autonomia di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna

 

Il Nord svuota la Scuola: via 8 miliardi e 200 mila statali

da IlMessaggero – 10/2/2019 - Andrea Bassi Lorena Loiacono

 

La tensionesale. Isindacati sono sul piede di guerra pronti, persino, allosciopero generale. Sul regionalismo differenziato, la richiesta diautonomia di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna, la scuola è la madre di tutte le battaglie.Il Veneto, al solito, è partito lancia in resta. Vorrebbe l’en plein. Spostareda Roma a Venezia il controllo di tutto il personale che lavoranell’istruzione, più di 70 mila persone presenti nella Regione. Il ministerodell’Istruzione ne uscirebbe fortemente depotenziato. E a rischio, hanno fattonotare Cgil, Cisl e Uil, che hanno scritto una dura da lettera al premierGiuseppe Conte, ci sarebbe anche il rispetto della Costituzione. Così lerichieste potrebbero essere ammorbidite. Le Regioni, nella nuova proposta diautonomia, potrebbero chiedere il controllo solo dei nuovi assunti e di poterfirmare contratti integrativi regionali, ma fermo restando che il pagamentodegli stipendi sia spostato dal ministero verso le Regioni. Il risultato noncambierebbe. Se Lombardia e Veneto percorressero questa strada, passerebbero dimano 8 miliardi di spesa pubblica: 2,7 per la Regione guidata da Luca Zaia e5,3 miliardi per quella di Attilio Fontana. Veneto e Lombardia, insomma,vorrebbero più soldi per la scuola. E per ottenerli hanno bisogno di trasferirela spesa storica dallo Stato ai loro bilanci. L’obiettivo è anche di pagare dipiù gli insegnanti locali attraverso contratti integrativi regionali. Laquantità di persone coinvolte in un cambiamento simile, è enorme. Nella scuolasono impiegati circa 856 mila docenti statali, considerando sia quelli di ruolosia i supplenti annuali, e circa 207 mila impiegati statali Ata per un totale,quindi, di circa 1.063.000 lavoratori. Solo in Lombardia sono oltre 130 mila idocenti, nel Veneto 65 mila: quasi 200 mila insegnanti pari ad un quarto deltotale nazionale. Il ministero dell’Istruzione ne uscirebbe fortementeindebolito. Una macchina che deve gestire un quarto di persone in meno sarebbesovradimensionata rispetto alle nuove esigenze. E i contraccolpi sisentirebbero anche sull’Economia che gestisce i pagamenti. Le regioni del Nordportano avanti le lezioni scolastiche basandosi sul lavoro di docenti epersonale Ata proveniente dal Sud. Principalmente da Campania, Calabria, Pugliae Sicilia. Ma se è vero che nelle regioni del Nord è più facile ottenere unacattedra o una supplenza rispetto a quanto accade invece nelle regioni del Suddove i posti per lavorare non ci sono, è anche vero che al Nord la vita costamolto di più. Che cosa significa? Da un lato le trasferte diventano troppoonerose per lo stipendio di un docente, dall’altro va da sé che gli stessilaureati del Nord non prendono in considerazione l’insegnamento perché in altrisettori si guadagna di più e c’è maggiore possibilità di far carriera. Lachiave di tutto quindi, stando al ragionamento del Carroccio, sarebbe l’aumentodello stipendio del personale scolastico delle regioni che spingono perl’autonomia.

ILMECCANISMO

Come sifarebbe? Con un contratto integrativo regionale che vada ad appianare ladifferenza del costo della vita, ad esempio, tra Milano e le province campane opugliesi. Il contratto e l’assunzione resterebbero statali, e si aggiungerebbesolo un contratto integrativo su base regionale. A Milano si spende mediamenteil 30-35% in più per vivere? Vorrà dire che lo stipendio dovrà essere aumentatoin base a quella percentuale, avvicinandocisi il più possibile. E allora se lostipendio medio mensile al netto delle trattenute di un insegnate della scuolamedia, dopo 10 anni di lavoro, è di 1470 euro, in Lombardia ad esempio sipotrebbe arrivare a firmare un contratto integrativo regionale pari a 441 euro.Per una città come Roma, dove il costo della vita è uguale se non maggiore diquello dei centri del Nord, le differenze sarebbero destinate ad ampliarsi. Unabeffa per chi fa, in fin dei conti, lo stesso lavoro. Sarebbe un invito per ilaureati del Nord a scegliere la scuola come strada per una carriera lavorativaappetibile, mentre scoraggerebbe la migrazione di insegnanti dal Sud. Perrealizzare un quadro simile servono i fondi. Le regioni che sceglierannol’autonomia scolastica, per garantire i contratti integrativi regionali aidocenti potrebbero aver bisogno di trattenere parte delle imposte altrimentiversate allo Stato. Ancora una volta impoverendo le strutture centrali dellaCapitale.

 

 



 

Copyright © 2019 Di.S.A.L.