Il lavoro di domani: quali mestieri serviranno

 

ECCO QUALI MESTIERISARANNO PIU' RICHIESTI

Corriere dellaSera pag.1 · 08-02-2018 - M.Gabanelli

All'inizio degli anni 2000 la figura del socialmedia manager, lo specialista nella gestione delle pagine Facebook o Instagram,non compariva nei cv.

Chi dieci anni fa ha investito in un corso diformazione e ha sperimentato il linguaggio dei social network oggi può dirsi unprofessionista. Secondo il forum di Davos, entro il 2020 si prevede la perditadi 7,1 milioni di posti di lavoro, la maggior parte nei ruoli amministrativi. Contemporaneamenteperò ci sarà anche un incremento fino a 2 milioni di posti di lavoro nelleprofessioni del settore delle tecnologie, della matematica e dell'ingegneria.Tra i posti perduti e quelli guadagnati, resta un «buco» di 5,1 milioni diposti di lavoro.

L'istruzione e la salute

Si stima che entro il 2033 i settori in cui lamanodopera rischia più di essere sostituita dalle macchine riguardanol'agricoltura e la pesca, la manifattura, e in maniera importante il commercio.In prospettiva ci saranno sempre meno commessi non specializzati e piùspecialisti dell'e-commerce. I settori in cui invece continuerà a rimanereimprobabile la sostituzione uomo-macchina, sono quelli dell'istruzione e dellasalute. Le cure sanitarie, anche se sempre più coadiuvate dalle apparecchiaturebiomediche, non potranno mai fare a meno di una presenza umana capace diassistere e scegliere quali medicine somministrare al paziente. Anche nellascuola del futuro ci saranno sempre gli insegnanti alla lavagna nelle classi.Impensabile allo stesso modo poter sostituire uno psicologo capace di ascoltarein terapia. In Italia, oggi, tra le cause della disoccupazione giovanile c'è lalunga coda della crisi economica, il precariato, la mancanza di un sistemameritocratico. Una parte della responsabilità va cercata anche nei ministridella Pubblica Istruzione degli anni 8o, che non si sono impegnati a capirequali prospettive avrebbero dovuto avere gli studenti nel mondo di oggi,investendo di conseguenza sulla loro formazione. Nella lettura globale dellepossibili evoluzioni future del mercato del lavoro, più alto sarà il livello diistruzione e specializzazione in un settore, maggiore la possibilità di averelavoro.

I mestieri

Allora cosa stiamo facendo oggi per preparare leprossime generazioni al mondo di domani? Tre processi inarrestabili influirannopiù di altri: la tecnologia e internet, l'invecchiamento della popolazione, ilriscaldamento globale. Il commercio continuerà a spostarsi fino ad assestarsisull'e-commerce, di conseguenza sempre più aziende investiranno sullapubblicità e sulla gestione del marchio online, dall'immagine alla vendita.Manager dell'e-commerce, seo manager sono già oggi delle figure professionalipiù che reali.

I big data

Viviamo in una società informatizzata, daitelefoni cellulari ai computer degli uffici pubblici, ogni minuto vengonocreati, immagazzinati e condivisi milioni di dati. E spesso si tratta anche didati sensibili. E utile dunque formare dei data scientist, ovvero personecapaci di gestire tutte queste informazioni. Ma cosa ha fatto negli ultimi anniil ministero dell'Istruzione e della ricerca per creare dei corsi di studio chediano concrete possibilità di formazione ai giovani in Italia nei Big Data?Secondo un rapporto promosso dal Miur, non mancano i corsi di specializzazioneo master post laurea, ma nelle università pubbliche, ad oggi, esistono solo duelauree triennali in data science e tre corsi di laurea magistrale.

Il coding

Già nella primissima infanzia i bambini imparanoa usare touch screen e tablet, è importante dunque insegnare dalle scuoleelementari gli elementi di emancipazione dalla tecnologia attraverso illinguaggio di programmazione (coding). Saper programmare vuol dire essere ingrado di ordinare a una macchina come svolgere un dato compito. Il ministerodell'Istruzione, nella riforma della Buona Scuola ha inserito, nel 2014,proprio il progetto «Programma il futuro» con l'obiettivo di portare questamateria nelle classi, e arrivare a coinvolgere almeno il 4o% delle scuole. Leggendoi risultati del report emerge che in media, nel corso di un anno, gli studentisvolgono appena 13 ore di lezione, e solo grazie ai docenti volenterosi.

La cura delle persone

In Italia il 22,3% della popolazione ha più di 65anni, una percentuale che nei prossimi anni aumenterà. Prevedere seriepolitiche di sostegno per i più anziani e per le famiglie che li accudisconorimane una priorità. Dal punto di vista occupazionale si apre uno scenario nelquale serviranno sempre più persone disponibili ad occuparsi dei più anziani,sia nella cura, che nelle attività di vita quotidiana.

Il pianeta

La trasformazione in un'economia più verde, chesappia sostenere l'adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici, genereràposti di lavoro aggiuntivi in tutti i settori. I lavori verdi (green jobs) sonoquelli che si impegnano per minimizzare ogni forma di spreco e inquinamento,per ridurre l'impatto ambientale delle imprese migliorandone l'efficienzaenergetica, per un uso efficiente delle materie prime come l'acqua. Secondo unostudio Ocse sarà necessario trovare soluzioni alla gestione e al riciclaggiodei rifiuti, e alla sostenibilità dei trasporti. Ma sarà anche necessariaun'industria mineraria ed estrattiva con reti intelligenti, e una nuovatecnologia nella costruzione e gestione degli edifici.

Le competenze

In Italia il 30% dei cittadini non ha competenzedigitali. E nelle scuole c'è solo un computer ogni 8 alunni. Investiamo inricerca e sviluppo l'1,3% del Pil, rispetto alla media europea che è del 2%.Una percentuale decisamente bassa soprattutto se paragonata alla Germania dovesi investe il 2,9% del prodotto interno lordo. Inoltre, fra la popolazione dai25 ai 64 anni, solo 1'8,3% è coinvolto in programmi di formazione. La mediaeuropea è del 10,8%. Guardando alla formazione scolastica e alla ricerca, nellalegge finanziaria approvata nel dicembre 2017, è previsto un finanziamento finoa 3omilioni di euro per gli istituti tecnici superiori (Its) per l'incrementodegli strumenti tecnologici legati allo sviluppo dell'industria 4.0. Si prevedel'istituzione di un Fondo (fino a 25o milioni annui dal 2019) per finanziare iprogetti proposti dal pubblico e dal privato per lo sviluppo del capitaleimmateriale. Questo è il massimo che il Parlamento è riuscito a mettere incampo come investimento per i prossimi anni. Resta aperto il tema dellaformazione nelle scuole, ancora troppo vecchie nell'organizzazione, mentalità ereclutamento, per poter dare ai ragazzi gli strumenti che servono a prepararlial futuro. Un argomento che non figura nei programmi dei partiti durante questacampagna elettorale.

 



 

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