Sentenze/Vale anche il servizio da precari


Ricostruzione di carriera, vale anche il servizio svolto da precari anche prima del 2001. Sentenze Corte di Cassazione [COMMENTO]

Orizzontescuola – 30/7/2020- redazione

 

Ricostruzione di carriera: commento degli Avvocati Walter Miceli e Nicola Zampieri alle sentenze della Corte di Cassazione n. 15231 e 15.232 del 16 luglio 2020. 

Secondo la Corte di Cassazione, l’anzianità di servizio non è soggetta a prescrizione e, in sede di riconoscimento della progressione economica, deve essere computato tutto il servizio svolto con i contratti a tempo determinato stipulati anche prima del 2001.

Il principio eurocomunitario del divieto di discriminazione, consacrato nella clausola 4 dell’Accordo Quadro, allegato alla direttiva 1999/70/CE, deve essere applicato anche nel caso in cui i rapporti a termine si collochino temporalmente in data antecedente alla scadenza dei termini di recepimento della direttiva 1999/70/CE, perché, in assenza di espressa deroga, il diritto dell’Unione si applica agli effetti futuri delle situazioni sorte nella vigenza della precedente disciplina.

Con due sentenze gemelle, la n. 15231 e 15.232 del 16 luglio 2020, la Cassazione torna ad affrontare la problematica della sfera applicativa temporale della clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18/3/99 e allegato alla Direttiva del Consiglio dell’Unione Europea 28 giugno 1999/70/CEE., riconoscendo, ai fini della progressione economica e della ricostruzione della carriera, il diritto al computo di tutti i servizi svolti anteriormente all’immissione in ruolo, anche qualora espletati anteriormente al 10.7.2001, data di scadenza del termine di recepimento della direttiva 70/99.

La vicenda riguarda due dipendenti del CNR che, dopo l’immissione in ruolo, avevano agito in giudizio per ottenere il riconoscimento, a fini giuridici ed economici, dell’anzianità di servizio maturata sulla base di rapporti di lavoro a termine intercorsi fra le parti.

Il Tribunale di Bari accoglieva le domande dei lavoratori ma, successivamente, la corte di Appello di Bari riformava le sentenze di primo grado sostenendo che i rapporti a termine intercorsi fra le parti non potevano essere fatti valere ai fini dell’applicazione della clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE perché risalenti ad epoca antecedente il 10 luglio 2001.

La Cassazione, nelle due recentissime sentenze, riforma peraltro le sentenze della Corte di Appello di Bari evidenziando come l’anzianità di servizio non è uno status o un elemento costitutivo di uno status del lavoratore subordinato, nè un distinto bene della vita oggetto di un autonomo diritto, rappresentando piuttosto la dimensione temporale del rapporto di lavoro di cui integra il presupposto di fatto di specifici diritti. Ne consegue che quello che rileva ai fini dell’applicazione della direttiva 1999/70/CE e della verifica della sussistenza o meno dell’eventuale discriminazione tra personale precario e di ruolo non è la data di espletamento del servizio, bensì quella di stipula del contratto di assunzione a tempo indeterminato alle dipendenze del CNR o di adozione del decreto dirigenziale di ricostruzione di carriera, risalenti nel caso di specie in data successiva al 10.7.2001, quando era già scaduto il termine concesso agli stati membri per il recepimento della direttiva europea.
La Cassazione sottolinea, in particolare, come l’anzianità di servizio costituisce un mero presupposto di fatto per il conseguimento degli scatti di anzianità, per cui quello che conta, ai fini dell’applicazione dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato del 18/3/99, non è il momento di espletamento del servizio, con contratti a tempo determinato, bensì la data di stipula del contratto di assunzione a tempo determinato, nei casi esaminati risalenti a data successiva al 10.7.2001.

Sul punto la Cassazione richiama la nota sentenza n. 31149 del 2019 nella quale aveva confermato l’applicabilità della cit. direttiva in relazione ad un docente immesso in ruolo dal MIUR. prima della data di scadenza del termine di recepimento della direttiva 70/99 evidenziando come per l’applicazione del principio di non discriminazione tra docenti di ruolo e precari (contenuto nella clausola 4 dell’Accordo quadro del 18/3/99) non rileva il momento di stipula dei rapporti di impiego a tempo determinato, bensì la data di emanazione del decreto di ricostruzione della carriera, per cui qualora lo stesso sia stato adottato dopo il 10.7.2001, data di scadenza del termine di recepimento della direttiva 70/99, trova necessaria applicazione il cit. accordo quadro.

Nelle nuove sentenze la Cassazione sottolinea come l’applicabilità del principio eurocomunitario del divieto di discriminazione anche ai rapporti a termine, che si collocano temporalmente in data antecedente all’entrata in vigore della direttiva 1999/70/CE., risulta confermata dalla giurisprudenza formatasi in ordine all’applicazione dell’analoga clausola 4 dell’accordo quadro 97/81/CE sul lavoro a tempo parziale, in relazione al quale la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nelle decisioni del 10.6.2010 (cause riunite c-395/08 e c- 396/08, INPS) e del 12.9.2013 (causa c- 614/11, Kuso) ha confermato che il diritto alla parità di trattamento può essere fatto valere, facendo leva su contratti stipulati in data antecedente l’entrata in vigore della direttiva, per ottenere la parificazione in ordine ad un trattamento spettante in data successiva, poiché una nuova norma si applica immediatamente agli effetti futuri delle situazioni sorte sotto l’impero della vecchia legge.

Considerato che anche direttiva 1999/70/CE. non contiene alcuna espressa deroga al principio la Cassazione conclude sancendo che “la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva 99/70/CE, di diretta applicazione, impone al datore di lavoro pubblico di riconoscere, ai fini della progressione stipendiale e degli sviluppi di carriera successivi al 10 luglio 2001, l’anzianità di servizio maturata sulla base di contratti a tempo determinato, nella medesima misura prevista per il dipendente comparabile assunto ab origine a tempo indeterminato, fatta salva la ricorrenza di ragioni oggettive che giustifichino la diversità di trattamento. Il principio è applicabile anche nell’ipotesi in cui il rapporto a termine sia antecedente alla data sopra indicata, di entrata in vigore della direttiva, perché, in assenza di espressa deroga, il diritto dell’Unione si applica agli effetti futuri delle situazioni sorte nella vigenza della precedente disciplina.”

La sentenza riveste un indubbio interesse in quanto consolida il principio secondo cui anche in sede di riconoscimento della progressione economica deve essere computato tutto il servizio espletato con contratti a tempo determinato, principio implicitamente riconosciuto dalla precedente sentenza n. 31149 del 2019, ma ancora disatteso da alcuni giudici.

 

 

 
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