Piano scuola: indicazioni inadeguate


Presidi in rivolta contro il ministero: le indicazioni sulla riapertura a settembre sono inadeguate

da Il Sole 24 Ore – 25/6/2020 -  Redazione Scuola

« La scuola non può partire così, ci deve essere un patto a priori. Altrimenti non la apro, sono pronto anche a manifestare davanti al ministero». Stefano Sacandi, preside del liceo scientifico Primo Levi di Roma, è categorico. «Quello che gira fin qui non è un piano definito, ma una somma di idee e suggerimenti. Non è un’indicazione operativa di lavoro come avvenuto per l’esame di maturità. Per ora è materiale di discussione – dice -. Nel mio istituto a settembre ci saranno 900 alunni, ma ho un 10% spazi in più rispetto al massimo della capienza. Come farò? Ad oggi con le indicazioni di flessibilità, che non sono male dal punto di vista dell’autonomia, non è un problema organizzare qualcosa riducendo il tempo a scuola».

Quel che preoccupa il dirigente è anche la possibile responsabilità dei contagi. «Non ci deve essere questa spada di Damocle – aggiunge – altrimenti sono disposto a non aprirla. Noi non possiamo garantire che non ci sia contagio, farò di tutto perché non avvenga ma la scuola non è un ospedale. Se equiparano un contagio all’errore non va bene».

«Sicuramente la situazione è particolarmente difficile da definire, ma avremmo preferito dei chiarimenti più decisi e degli strumenti per realizzare le soluzioni – spiega Ivana Uras, dirigente del liceo Immanuel Kant nel quartiere romano Centocelle – Capiamo le difficoltà, ma le linee guida sono generali e mancano gli strumenti come più docenti e l’eliminazione delle “classi pollaio”. Se ci fossero più spazi e un aumento di personale le soluzioni si potrebbero trovare. E’ facile richiamare l’autonomia delle scuole. Senza strumenti è come dire arrangiatevi». Il liceo classico e linguistico Kant è frequentato da circa 1200 ragazzi.

«Gli spazi all’aperto li abbiamo sempre avuti ma d’inverno con la pioggia come si fa? – aggiunge la preside Uras – Se una classe è composta da 28/30 alunni come facciamo a dimezzarla? La situazione è complessa da definire, però bisogna trovare delle soluzioni e assumersi responsabilità delle scelte. Capiamo la difficoltà ma ci aspettiamo un po’ di più. Non si può scaricare così nell’incertezza. Abbiamo bisogno di strumenti».

Mentre il presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, Mario Rusconi, sottolinea: «Siamo veramente perplessi perché se le linee guida diventeranno operative si attribuisce quasi completamente alle scuole la ricerca degli spazi esterni e la rimodulazione degli orari senza riconoscere ulteriore personale e modificare il numero di alunni per classe».

 

Un metro tra gli alunni, banchi singoli e ingressi scaglionati per riaprire in sicurezza a settembre

da Il Sole 24 Ore – 25/6/2020 -  Eugenio Bruno

Nuove misure di sicurezza in vista della riapertura delle scuole a settembre. Nel rispondere a un quesito dell’Istruzione, il Comitato tecnico-scientifico del ministero della Salute aggiorna il suo documento di fine maggio. Individuando nel distanziamento di un metro tra gli alunni (e 2 dall’insegnante), nel ricorso ai banchi singoli o a un nuovo layout delle classi e negli ingressi scaglionati alle superiori gli accorgimenti più opportuni da adottare nell’ambito dei tavoli territoriali previsti dalle linee guida ministeriali attese oggi sul tavolo della Conferenza unificata. Dove si cercherà di scrivere una parola definitiva sul ritorno in classe dopo l’estate. Solo allora si deciderà se allentare l’obbligo di mascherina alle elemenatri. Ammeso che il contagio sia ancora sotto controllo.

Il nuovo documento del Cts
Il Comitato tecnico-scientifico riparte da dove eravamo rimasti. E ricorda che le misure necessarie per consentire a tutti di rientrare in classe sono: il lavaggio frequente delle mani , il divieto di accedere ai locali scolastici con 37,5 febbre (che va misurata a casa) , il non essere stati in quarantena o a contatto con soggetti positivi al Sars Cov-2. Immaginando tassi di contagio invariati il Cts insiste poi con il distanziamento fisico. Tra un alunno e l’altro deve esserci almeno un metro (2 dalla cattedra). Ed è proprio questo il parametro decisivo nell’organizzazione delle classi che i dirigenti scolastici devono considerare. Se possibile passando ai banchi monoposto.

Orari di ingresso scaglionati
Anche il documento dei tecnici della Salute, così come le linee guida della ministra Lujcia Azzolina, sottolinea l’importanza di procedere a ingressi scaglionati delle classi. Soprattutto alle superiori. E spiega anche perché: bisogna evitare il sovraffolamento su bus e metro negli orari di punta.

Accordo Stato-Regioni sui test sierologici
Per il Cts uno screening di massa della popolazione studentesca e della classe docente sarebbe utile. Così come l’avvio di test sierologici a campione. Ma serve una decisione nazionale e un’intesa con le diverse realtà territoriali.

Solo a settembre una parola definitiva sulle mascherine
Per il momento il nuovo documento ripete quando consigliato a fine maggio. I dispositivi di protezione sono obbligatori dai 6 anni in su. Ma si riserva di valutare, nell’imminenza della ripresa e quindi a settembre, se almeno alla primaria si può evitare di indossarla in classe per tutta la durata delle lezioni. Ammesso che ci sia il rispetto della distanza di sicurezza.

 

Linee guida per il rientro a scuola. Presidi e sindacati: così non si può fare

da Corriere della sera- -25/6/2020

Non sono piaciute le linee guida per settembre. Troppo generiche, caotiche, inutili e tardive, le definiscono le opposizioni, dalla Lega a Più Europa. Spaventano i presidi che temono lo «scaricabarile». Scontentano persino un partito di maggioranza come Italia Viva e persino un sindacato, la Cisl che in questi ultimi mesi ha cercato mediazioni e accordi per far riuscire a gestire l’emergenza. « Non c’è ancora un’idea definita e mancano gli obiettivi: si riapre la scuola per garantire la sicurezza e l’attività formativa o rischiamo di dover rivedere dopo pochi giorni tutti gli assetti organizzativi e didattici ?», si chiede Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl-scuola. Più dura la Uil che, per bocca del suo segretario Pino Turi, paventa il rischio di una «privatizzazione dell’istruzione pubblica» attraverso il cavallo di troia dei «patti di comunità» fra scuola e realtà varie (pubbliche ma anche private, appunto) del territorio. Le critiche arrivano un po’ da tutti e così la ministra Lucia Azzolina è costretta a twittare una prima replica: aspettate, il senso, vedo in giro interpretazioni che non sono corrette. Ma intanto il comitato «Priorità alla scuola» ha indetto per domani, giovedì 25 giugno, una giornata di mobilitazione in 60 piazze italiane per chiedere la riapertura delle scuole in presenza e in sicurezza di tutte le scuole, dai nidi alle università, a tempo pieno. All’iniziativa aderisce anche la FLC-Cgil che, del piano del governo, contesta «la totale mancanza non solo di risorse – nota il segretario Francesco Sinopoli – ma anche di prospettiva».

I presidi: il sabato non è la soluzione

Si riferisce al fatto che quella che circola è una bozza, sicuramente. Ma anche ai timori dei presidi. Che nell’impostazione del documento del Miur diventano i veri protagonisti dei prossimi mesi:ognuno di loro dovrà ridisegnare spazi e orari della propria scuola. «Ci aspettavamo delle indicazioni specifiche ad esempio su livello minimo di servizio, si demanda tutto a dei tavoli regionali composti da tantissime persone che avranno difficoltà a dar risposte concrete e operative – spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi – Il Piano prevede che a settembre le lezioni si estendano alla giornata del sabato ma, fa notare Giannelli, il sabato «ci sono già scuole che lo fanno, non è né un problema né una soluzione, quello che conta è il numero di ore di lezione effettivamente erogate. Su questo mancano indicazioni, dal documento non riesco a capire se è possibile apportare uno sconto al numero di ore complessive purché garantite a tutti oppure no, non cambia nulla farlo in cinque o sei giorni». A proposito dell’autonomia Giannelli specifica che «non è mai decollata per mancanza di risorse e di libertà di gestione dei dirigenti scolastici del personale delle risorse economiche e logistiche, in modo più chiaro di come è stato fatto negli ultimi vent’anni, su questi due punti purtroppo non ci siamo». Per dirla con il suo collega dell’Associazione presidi di Roma Mario Rusconi: qui si gioca allo scaricabarile, altro che autonomia.

«Decida la politica»

Tra i più critici c’è il partito di Matteo Renzi: «Il ministero dell’Istruzione non decide e lascia che le regole sulla riapertura delle scuole le decida il Comitato tecnico scientifico. Chi conosce le scuole sa che così o raddoppiamo spazi, docenti, e quindi risorse economiche, oppure si dividono le classi e si fa lezione a turni o in didattica a distanza, oppure, ed è un rischio vero, non si riapre». . A dirlo sono Gabriele Toccafondi, Daniela Sbrollini e Michele Anzaldi, componenti di Italia Viva in commissione Cultura a Camera e Senato. «La politica ha il diritto e il dovere di decidere, ascoltando tutti gli esperti, Cts compreso ma poi la scelta spetta al governo». Sarà un caos chiosa dall’opposizione l’ex ministra Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera.

 

Ingressi a turno, lezioni brevi Ecco come si tornerà a scuola

da Corriere della sera – 25/6/2020 - Gianna Fregonara

Turni giornalieri o settimanali, riorganizzazione delle classi dividendole in più parti, lezioni per gruppi di studenti di classi diverse (e anche di anni diversi), riunificazione di materie simili per spiegazioni comuni. E poi possibilità di ridurre la durata delle lezioni a 45-50 minuti, frequenza anche il sabato e per le sole scuole superiori didattica mista, un po’ in classe, un po’ online, durante tutto l’anno. Si andrà a scuola così da settembre: ogni classe, ogni istituto a modo proprio, sfruttando anche gli spazi esterni «come parchi, teatri, biblioteche, cinema, musei», anche in orari pomeridiani. Ingressi scaglionati — per gli studenti delle superiori fino alle 10 —, file ordinate e distanziate per l’ingresso e attenzione all’uso dei mezzi pubblici fuori dagli orari di punta.Lo prevede la bozza delle linee guida del ministero dell’Istruzione concordata con le Regioni. «È ispirata ai principi di autonomia, flessibilità e semplificazione», spiega soddisfatto il capo della task force del Miur, Patrizio Bianchi. Sarà ora sottoposta ai sindacati, corredata dal nuovo protocollo del Cts, il comitato tecnico scientifico, e inviata ai presidi: toccherà a loro organizzare «le attività scolastiche che riprenderanno in presenza in tutta Italia». In presenza sì, ma rispettando le misure di sicurezza imposte dal Cts alle quali si «fa esclusivo rinvio»: per ora si tratta di mascherine (dai sei anni in su) e distanziamento di un metro, quindi soltanto banchi singoli.

Le Regioni hanno chiesto che se gli studenti sono al banco seduti e distanziati, possano togliere la mascherina. Il Cts è orientato a consentirlo, come del resto è stato per la maturità: durante il colloquio gli studenti possono toglierla. Ma al ministero sperano che da qui a settembre, se la situazione migliora, si possa anche immaginare un ulteriore allentamento delle misure, che semplificherebbe la vita a tutti. Basterebbe anche un chiarimento sul metro di distanza: Pd e Regioni premono perché si declini la regola nella possibilità di mettere uno studente (e un banco) ogni due metri quadrati. L’ipotesi di sottoporre a test sierologici i prof, discussa con il premier Conte, è ancora aperta, anche per il costo.

Nelle linee guida si prevede che le scuole garantiscano il servizio mensa, in quanto importante dal punto di vista educativo: se non basteranno i turni le scuole potranno far predisporre lunch box da consumare in classe.

Una novità su cui il documento del ministero punta particolarmente sono i «patti educativi di comunità», cioè la messa a disposizione da parte degli enti locali di spazi per la scuola (più o meno gratuitamente) e, da parte delle associazioni di volontariato che già operano nelle scuole, di personale per «attività integrative» e/o «alternative alla didattica».

Si tratta di associazioni che a vario titolo di solito già collaborano per attività come musica, sport o teatro, ma finora hanno sempre svolto il loro lavoro assieme o almeno in presenza degli insegnanti. Grazie a questi patti potranno essere coinvolti anche per «attività di sorveglianza e vigilanza degli alunni», cioè per tenere gli alunni da soli, in sostituzione dei docenti.

A pranzo

È previsto il ripristino del servizio mensa, anche per il suo valore educativo

Che cosa si farà invece sul fronte del personale, che i sindacati e i partiti di maggioranza come il Pd e Leu chiedono di aumentare? Potrebbero arrivare degli insegnanti aggiuntivi in alcune scuole o, come scrive il ministero, «in specifiche situazioni», ma si deciderà più avanti quando saranno chiare le disponibilità di spazi e le criticità. C’è un miliardo da destinare al personale, anche perché con più spazi da gestire e più pulizie da fare, serviranno assistenti e bidelli.

Regole particolari sono previste per le scuole dell’infanzia, per le quali il documento scende nel dettaglio: «È previsto che i bambini non portino la mascherina e che gli educatori usino protezioni che non li rendano irriconoscibili», dunque le visiere trasparenti ed eventualmente i guanti.

Gli ingressi nelle materne potranno essere scaglionati tra le 7.30 e le 9. I bambini resteranno sempre con lo stesso gruppo, non potranno portare giocattoli da casa e dovranno anche mangiare nei locali a loro adibiti, se la mensa non avesse i requisiti necessari ad accoglierli.

Se dovesse ritornare la necessità di rinchiudersi in casa, si ricorrerà alla didattica a distanza, ma le chiusure delle scuole potranno essere selettive e la didattica sarà organizzata in base a nuove disposizioni che sono in via di preparazione assieme a una piattaforma per i contenuti didattici. Potranno comunque andare in classe, anche in caso di lockdown, gli alunni con disabilità e i figli di personale sanitario le cui prestazioni siano ritenute indispensabili. Il ministero predisporrà anche convenzioni con i gestori della telefonia mobile per far avere sconti agli alunni e al personale scolastico.

Come se non bastasse, da settembre presidi e professori avranno una nuova materia con la quale cimentarsi: l’educazione civica. I dirigenti avevano chiesto di soprassedere viste le difficoltà a trovare spazi e docenti per far tutto.

 

 

 
Salva Segnala Stampa Esci Home