Unesco: le conseguenze per 1,5 miliardi di studenti


Unesco: la chiusura delle scuole ha conseguenze sull’educazione di 1,6 miliardi di studenti

da Il Sole 24 Ore – 12/6/2020 - Redazione Scuola

 

Nella maggior parte delle scuole di tutto il mondo la campanella non suona ormai da mesi: lontani dai banchi di scuola, l’educazione di 1,6 miliardi di studenti è messa a dura a prova come segnala una ricerca dell’Unesco pubblicata dalla Bbc.

A lanciare l’allarme è anche un’indagine della Northwest Evaluation Association, riportata da Cnbc, secondo la quale i bambini delle elementari tendono a perdere il 20% delle abilità di lettura e scrittura se sottoposti a mesi di stop forzato. Uno scenario complicato, che rende necessaria la sinergia fra pedagogisti per tutelare il benessere dei bambini, pediatri per trattare al meglio il tema della loro salute e consulenti per la sicurezza per dare vita ad ambienti nei quali gli allievi possano muoversi in tutta tranquillità. Fondamentale anche investire nella formazione del personale scolastico, ripristinare il ritorno al metodo didattico della outdoor education, sottolineare l’importanza dell’igiene delle mani, risvegliare un senso di responsabilizzazione collettiva, puntare sul blended learning e installare corner igienizzanti.

Esperti in pedagogia
Ingressi scaglionati, classi formate da piccoli gruppi, misurazione della temperatura all’entrata, mascherine per i più grandi e giochi sanificati per i più piccoli. E ancora, pranzo e sonnellino a distanza di sicurezza e ampio spazio alle attività all’aria aperta. Sono solo alcune delle misure messe in atto dalle scuole per ripartire in tutta sicurezza e consentire ai più piccoli di ricongiungersi con i propri coetanei dopo mesi di confinamento domiciliare. «Una delle principali raccomandazioni per i centri estivi è quella di prediligere attività ludiche che permettano ai più piccoli di passare la giornata in modo sereno e piacevole, possibilmente in spazi aperti nel pieno rispetto del distanziamento – ha spiegato Mariarosa Porro, pedagogista presso il Baby College di Monza – Bisognerebbe ripristinare il ritorno alla outdoor education, modello didattico utilizzato soprattutto nel nord Europa che si basa sul legame fra la natura e la valorizzazione dei bisogni educativi dei bambini. Le scuole all’aperto mettono al centro l’esperienza diretta e naturale di esercitare quell’autonomia, responsabilità e senso di scelta che non hanno trovato spazio nella vita dei più piccoli negli ultimi mesi. E ancora, per favorire il distanziamento la scuola può fare un salto nel passato optando per giochi come l’indimenticabile campana o il tic tac toe, ovvero il gioco del tris: disegnati a terra con i gessetti, permettono di giocare in piccoli gruppi e assecondare i bisogni motori dei bambini».

Da non sottovalutare anche forme di apprendimento misto che combinano il metodo tradizionale in aula con attività mediate da sistemi digitali: le lezioni in videoconferenza, infatti, favoriscono gli stimoli visivi e auditivi dei bambini, consentendogli di restare in contatto coi propri docenti e compagni di classe, mantenendo un senso di continuità del percorso scolastico. «In questo periodo di stop forzato abbiamo constatato l’importanza della tecnologia che ha permesso ai ragazzi di rimanere connessi tra loro – ha spiegato Vania Popova, pedagogista presso il Junior College di Monza – Per questo motivo il mio consiglio è quello di continuare con il blended learning, integrando lezioni frontali e l’impiego di dispositivi tecnologici che aiutano i ragazzi a essere più attivi e partecipi in classe».

Esperti in pediatria
Un altro dei cambiamenti a cui i bambini dovranno abituarsi è la necessità di lavarsi le mani più spesso: secondo un’indagine della National Health Service (Nhs) pubblicata sul portale britannico Metro soltanto il 25% dei bambini prestava attenzione all’igiene delle proprie mani prima della pandemia, ecco perché gli esperti consigliano di incentivare i più piccoli attraverso canzoncine e attività ludiche.

«Proteggere la salute è il mantra che deve motivare le famiglie che porteranno i propri figli nei centri estivi e a scuola non appena sarà possibile – ha spiegato il pediatra Giuseppe Felice– Purtroppo è servita una pandemia per ricordarci l’importanza dell’igiene delle mani, nonostante si celebri dal 2008 in 80 paesi del mondo il Global Handwashing Day. Il personale scolastico dovrà essere particolarmente attento per far sì che tutti rispettino le norme igieniche, soprattutto i più piccoli che spesso tendono a sottovalutarle. Fondamentale è inoltre realizzare spazi ad hoc per i bambini che frequentano i centri estivi in modo da garantire movimenti in tutta sicurezza all’interno degli ambienti, evitando promiscuità tra gruppi diversi».

Sicurezza
Proteggere la salute dei bambini e aiutarli a orientarsi in un mondo inevitabilmente diverso da come lo ricordavano è diventato un obiettivo fondamentale. «In vista di una graduale riapertura delle scuole, delle attività commerciali e dei parchi Eurostands, azienda brianzola leader nel settore degli allestimenti fieristici, ha deciso di allargare la sua linea di prodotti Covistop anche ai più piccoli ideando e commercializzando prodotti a misura di bambino – spiega Maurizio Cozzani, amministratore unico di Eurostands – Cartelloni, segnaletica e dispositivi di sicurezza, come il distributore automatico di gel igienizzante Covistop T Sanitizer Kids, sono stati pensati per dialogare con i bambini, grazie al design semplice e lineare e a un linguaggio chiaro ed efficace, aiutandoli a capire l’importanza di gesti semplici, come quello dell’igienizzazione delle mani, destinati a diventare parte della loro nuova routine quotidiana».

L’importanza delle regole sanitarie è condivisa anche dal dottor Massimo Volpi, consulente Aifos (Associazione italiana formatori ed operatori della sicurezza sul lavoro): «Occorre risvegliare un senso di responsabilizzazione collettiva, soprattutto nel comparto scolastico. I docenti e il personale devono fornire agli alunni e alle famiglie un’informazione chiara, puntuale e precisa sulle norme vigenti. Questo non significa che prima le regole non fossero rispettate, ma la situazione attuale ha amplificato il tutto. In previsione della riapertura, è necessario richiamare una validità etica comune a tutti e puntare sulla formazione del personale per far sì che gli spazi vengano sanificati nel miglior modo possibile, si utilizzino le mascherine e si rispetti il distanziamento sociale. Consigliabile anche la presenza di un corner igienizzante all’ingresso di ogni aula».

I 10 consigli
Ecco i 10 consigli per garantire un ritorno in sicurezza tra i banchi di scuola:
1.Risvegliare un senso di responsabilizzazione collettiva: è necessario che l’intero gruppo scuola, familiari, bambini e ragazzi siano attenti a rispettare le norme ministeriali.
2.Investire sulla formazione del personale scolastico: è fondamentale che vengano fornite informazioni chiare e precise sull’utilizzo dei Dpi attraverso depliant informativi.
3.Ripristinare il metodo didattico della outdoor education: nel pieno rispetto del distanziamento sociale, i bambini dovrebbero giocare e studiare in spazi aperti.
4.Prestare massima attenzione all’igiene delle mani: stimolare i bambini con attività ludiche e canzoncine che favoriscano un lavaggio costante. Consigliabile anche l’installazione di corner igienizzanti all’ingresso delle aule.
5.Puntare sul blended learning: favorire la giusta sinergia tra lezioni frontali e l’impiego di dispositivi tecnologici aiuta i ragazzi a essere più attivi e partecipi in classe.
6.Aiutare i bambini a orientarsi in un mondo inevitabilmente diverso: utilizzare cartelloni, segnaletica e dispositivi di sicurezza ad hoc pensati per dialogare con i bambini, grazie al design semplice e lineare e a un linguaggio chiaro ed efficace.
7.Riscoprire i giochi del passato: i giochi di una volta favoriscono il naturale distanziamento dei bambini premettendo di giocare a piccoli gruppi.
8.Predisporre l’ambiente in modo parlante: permettere di assecondare il bisogno motorio del bambino nei diversi momenti di attesa della giornata.
9.Individuare una daily routine: stabilire un rito ciclico che, soprattutto per i più piccoli, aiuta ad orientarsi a livello spaziale, relazione e temporale, sviluppando una sicurezza maggiore nel compimento di semplici azioni quotidiane.
10.Ritrovare il tempo perduto e riscoprire il senso del bello: utilizzare elementi trovati in natura e materiale destrutturato per dare vita ad attività artistiche ispirate alla Land Art e Loose parts.

 

Nel mondo 1,6 miliardi di alunni rimasti a casa «Ora 6 mosse per il rilancio»

da Corriere della sera – 15/6/2020 -  Valentina Santarpia

 

Per la prima volta nella storia, un miliardo e 600 milioni di bambini e ragazzi di 165 Paesi del mondo hanno interrotto la scuola. Più di 365 milioni di bambini sono stati improvvisamente esclusi dall’assistenza sanitaria e dai programmi alimentari che la scuola garantiva. Quelli che appartengono alle fasce sociali più deboli sono rimasti esposti a contesti familiari violenti e senza prospettive. Sono questi i dati da cui è partito il gruppo di lavoro nato con il Forum education di Camogli dell’1-2 febbraio 2020, composto da venti personalità del mondo della cultura, dell’economia e della società civile, tra cui il direttore del Forum Danco Singer: dal sindaco di Milano Beppe Sala a Stefania Giannini, direttrice Education di Unesco, dal vicedirettore del Corriere della Sera Federico Fubini a Barbara Cominelli di Microsoft.

L’obiettivo? Rimettere l’educazione al centro, «perché è l’unico strumento con cui, nel medio e lungo termine, si può realizzare il cambiamento culturale, economico e civile necessario per applicare efficacemente un nuovo modello di sviluppo (no one left behind, nessuno sia lasciato indietro), il solo capace di risollevarci dalla crisi della pandemia, e rispondere proattivamente alle emergenze future». Del resto, la situazione dei bambini e dei ragazzi in Italia è già drammatica: sono 2 milioni e 192 mila quelli che vivevano in condizioni di povertà relativa, quasi 1,3 milioni quelli in povertà assoluta, 273 mila i bambini e i ragazzi con disabilità e bisogni educativi speciali, 819 mila gli stranieri. Sono quelli che con la crisi da Covid-19 rischiano di rimanere indietro e non recuperare mai più.

Da dove cominciare? «La sfida deve partire dalle città», scrivono gli esperti, perché sono i centri più vicini ai bisogni educativi dei cittadini. Questa rivoluzione educativa passa per sei step. Il primo è il fallimento formativo: se non ci si rende conto «del tempo di istruzione perso», non si può iniziare il miglioramento. Secondo punto è il raggiungimento degli emarginati: è fondamentale riportare nei binari educativi chi è deragliato, dai migranti alle minoranze. Bisogna poi guardare ai fondi europei: come sono stati utilizzati e come si potranno sfruttare le prossime risorse? Quarto elemento è il reclutamento dei docenti, da sempre uno degli snodi chiave. Poi bisogna puntare sulla cooperazione, sulle sinergie tra protagonisti. Infine, l’edilizia scolastica: la scuola non è solo istituzione, ma anche luogo fisico, che va messo in sicurezza, adattato e trasformato.

Ma non ci sono solo punti critici. Gli esempi virtuosi da imitare sono «le comunità educanti, le pratiche locali e le iniziative individuali che stanno dimostrando una proficua cooperazione tra pubblico, sociale e privato, con eccellenti risultati», si legge nell’appello. Ed è da lì, dai «presidi repubblicani», che bisogna partire per creare quelle scuole di quartiere che possano diventare centri civici. Il primo passo? Un incontro nazionale a Milano: per mettere in campo le esperienze proficue e le emergenze.

 

 

 

 
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