Task force: il lavoro del gruppo, le proposte alla Ministra


Ritorno a scuola: mancano ancora le modalità. Bianchi: ‘Le linee guida le farà il ministro’

Tuttoscuola - 09 giugno 2020

“Le regole sanitarie sono troppo esondanti? Non lo so. È Miozzo (coordinatore del Comitato tecnico scientifico) il responsabile di tutti i presidi di contenimento dell’epidemia, le domande le dovete rivolgere a lui. A lui dovete domandare quante mascherine e quanto distanziamento nei vari scenari”. È quanto dichiarato da Patrizio Bianchi, presidente della task force istituita dal ministero dell’Istruzione, intervenuto oggi 9 giugno in audizione alla Camera sul rientro a scuola a settembre.

Rientro a scuola che sembra essere ancora in alto mare. Rispondendo infatti alle numerose domande, il professor Bianchi ha girato ad altri responsabili le questioni relative ai comportamenti di carattere sanitario e soprattutto di tipo finanziario. 

Le linee guida per il ritorno sui banchi? Ci dovrà pensare la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Alla domanda su chi dovrà prendere le decisioni finali sulle modalità organizzative del ritorno a scuola, infatti, il prof Bianchi ha dichiarato che a decidere dovrà essere “chi è stato eletto, io sono qui solo per una competenza tecnica di supporto di chi ha responsabilità: il governo e il Parlamento. Le linee guida le farà il ministro che poi si confronterà con voi”.

Per il ritorno a scuola a settembre si ragiona comunque sui possibili strumenti affidati alla autonomia delle istituzioni scolastiche per permettere l’avvio del nuovo anno tenendo conto dei vincoli di sicurezza, come:

– Adattamento del numero di alunni per classe in ragione degli spazi d’aula disponibili e dei distanziamenti previsti;
– rimodulazione dell’orario annuale obbligatorio;
– rimodulazione dell’unità oraria;
– Innovazione della didattica e valorizzazione degli attori educativi;
– impegno didattico dei docenti mediante il ricorso alle ore aggiuntive;
– ricorso agli spazi di flessibilità organizzativa del servizio scolastico;
– utilizzo innovativo e in gruppi di apprendimento dei device e delle nuove tecnologie;
– attivazione di gruppi di auto-aiuto tra studenti con individuazione di tutor fra pari;
– incremento spazi di apprendimento, interni oppure esterni agli edifici scolastici;
– riprogettazione dei percorsi per le competenze trasversali;
– rivisitazione dei nuclei essenziali delle discipline;
– innovazioni didattiche (flipped-classroom, coding, steam, più spazio al sapere scientifico)
– Ricorso a metodologie blended e ricorso a nuove tecnologie digitali di comunicazione
– valorizzazione dei nuclei integrativi delle discipline mediante l’istruzione non formale ed informale;
– valorizzazione del capitale sociale positivo espresso dal territorio (genitori, terzo settore, istituzioni pubbliche e private).

 

Intanto la ministra Azzolina su Facebook scrive: “Ho appena incontrato il professor Patrizio Bianchi e ho voluto ringraziare lui e tutto il Comitato di esperti per il lavoro che stanno portando avanti. Riapriremo le scuole a settembre e getteremo le basi per una scuola nuova”.

 

Ecco perché è irrealistico aumentare le classi per settembre La sperimentazione di una nuova didattica è l’unica via

da ItaliaOggi – 10/6/220 - Marco Campione (esperto di politiche scolastiche)

In attesa del documento della commissione Bianchi, associazioni professionali, sindacati e altri si sono cimentati in proposte e richieste per settembre. Non c’è qui lo spazio per analizzarle nel dettaglio, ma la loro lettura evidenzia che hanno quasi tutte in comune la caratteristica di non allontanarsi troppo dall’inerzia di questi mesi: il distanziamento fisico tra gli alunni come vincolo irrinunciabile. La precauzione è d’obbligo, ma senza un’attenuazione di questo vincolo, la riapertura rischia di essere molto difficile, se non impossibile. Ed è l’unico rischio che il paese non si può permettere. Nei vari documenti è evidente un approccio diverso.

L’Anp si concentra molto sulla necessità di valorizzare l’autonomia, di chiarire il perimetro delle responsabilità – in particolare quelle penali – dei dirigenti scolastici, ma non rinuncia a proposte di natura più di sistema (formazione, middle-management, sburocratizzare); altre sigle si concentrano sull’incremento del personale docente e Ata e richiamano la natura per lo più emergenziale della didattica a distanza. Pur con queste differenze, non c’è nessuno che si astenga, con accenti diversi, dal chiedere più personale: il 10-15% in più, tra 70 e 100 mila docenti, fino a giugno.

Tralascio della coerenza tra chiedere di aumentare in modo consistente il numero di supplenze e di precari (di questo si tratta) mentre si indice uno sciopero anche per protestare per le troppe supplenze e i troppi precari; mi limito ad osservare che non si riesce ad uscire dalla logica degli interventi temporanei. Logica che, con poche eccezioni, ha guidato la gestione del personale della scuola nei decenni e che ha portato alla (pessima) situazione attuale: stratificazione di norme, caos, precariato, perdita del senso più profondo della missione della scuola e dell’identità professionale dei docenti.

Dopo un inizio promettente, nel quale si è provato a sfruttare l’emergenza per disegnare una scuola diversa per la ripartenza, prendendo il meglio delle esperienze più innovative già esistenti e di quelle sorte per l’occasione in molti angoli del paese, si è ripiegato su richieste che ricalcano sostanzialmente le rivendicazioni e le battaglie di sempre: assunzioni, no alle classi pollaio, scuole anche con pochissimi alunni, ridimensionare l’autonomia…

Al di là del merito, colpisce che non ci si affranchi nemmeno dopo un evento epocale dalla impossibilità di sciogliere il legame di quelli che Daniele Barca chiama i quattro cantoni: aula, classe, orario e discipline. La discussione «alta», sulla scuola che deve cambiare (qualcuno ha teorizzato che fosse già cambiata), è rimasta intrappolata nei webinar degli eterni pionieri, mentre la discussione di corto respiro si è ripresa il proscenio. Alla fine l’unico lascito strutturale del lockdown rischia di essere l’accelerazione dei cantieri per l’edilizia scolastica grazie ai poteri commissariali dati a sindaci. Ben venga, ovviamente, ma certamente non basta.

Se i nostri ragionamenti sono così pieni di gabbie (mentali), come meravigliarci se producono gabbie (di plexiglas) anche per gli studenti? Erigere muri (qualcuno ha stimato quanto costerebbe?) deve sembrare l’unica via, visto che le altre soluzioni sono, se si guarda con distacco alle cose, irrealizzabili.

Due esempi. Le classi sono 370 mila: non è realistico pensare di aumentare gli spazi, certamente non entro settembre. Moltissime graduatorie sono esaurite: i 100 mila docenti richiesti in molti casi semplicemente non ci sono.

La strada per riaprire a settembre passa dalla scelta, non priva di incognite, di abbandonare la tentazione di seguire la via della facile rivendicazione e spingere sul terreno della sperimentazione, dell’innovazione (didattica, che non necessariamente coincide con quella tecnologica) e della libertà delle scuole di essere pienamente autonome. Dobbiamo applicare alla riapertura una competenza la cui importanza da questi mesi dovremmo aver appreso: saper gestire, e soprattutto accettare, l’incertezza.

 

Rientro a scuola, Azzolina: a settembre getteremo le basi per una scuola nuova

da Orizzontescuola – 10/6/2020 -  redazione

 

“Ho appena incontrato il professor Patrizio Bianchi e ho voluto ringraziare lui e tutto il Comitato di esperti per il lavoro che stanno portando avanti.

Riapriremo le scuole a settembre e getteremo le basi per una scuola nuova.”

E’ quanto ha scritto il ministro Azzolina su FB, dopo l’audizione alla Camera del prof.  Patrizio Bianchi, capo della task force per rientrare a scuola in sicurezza, in audizione alla Camera.

Il prof. Bianchi ha dettato una serie di proposte nella sua audizione, tra cui adattamento del numero di alunni per classe in base agli spazi disponibili e al distanziamento previsto; ha proposto di rimodulare l’orario annuale e anche la durata delle lezioni;  di innovare la didattica e valorizzare gli educatori;  ha richiesto un  impegno didattico dei docenti anche col ricorso alle ore aggiuntive.

Il Comitato propone dunque di riorganizzare le attività didattiche prevedendo di svolgerle negli spazi esterni alla scuola come parchi, strutture sportive o spazi culturali; di ridurre il numero di alunni per classe; di stringere alleanze con le comunità culturali e quelle educative di ogni città con il supporto dei sindaci; di prevedere misure per il sostegno agli studenti con disabilità e il reclutamento di assistenti sociali, psicologici e sociologici perchè “i nostri insegnanti in questa fase sono stati messi a durissima prova e lo saranno dei prossimi anni. Occorre dotarli di capacità di gestione delle emozioni ma non vanno caricati troppo: va allargata la comunità educante”.

 

 

 Audizione prof, Bianchi alla Camera
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Scuola e Covid-19, audizione Bianchi, ministero Istruzione
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