Riapertura scuole: le proposte dell’ANCI


Coronavirus, un piano integrato tra Comuni, scuole e governo: le proposte dell’Anci 

da Il Sole 24 Ora - 7/5/2020 - Amedeo di Filippo


Programmare le azioni per la fase 2 che rendano possibile un graduale ritorno alla normale vita sociale e scolastica. Questo l’auspicio espresso dall’Anci in un documento con le proposte per la ripresa delle attività educative e scolastiche a gestione comunale.

Le condizioni

L’associazione dei Comuni offre il proprio contributo, ancora in progress, per la riapertura dei servizi educativi sui territori, proponendo interventi che, aggiungendosi alle misure già adottate a livello centrale, possano garantire un sostegno ai genitori che devono rientrare al lavoro. Sull’onda della contesa con i governatori regionali, partita in sordina ma deflagrata con l’attacco del presidente Decaro contro le ordinanze che allentano le misure di contenimento del virus, l’Anci pone la precondizione di riportare al centro del dibattito il confronto con i Comuni, «protagonisti nel territorio» in quanto titolari delle funzioni di programmazione della rete scolastica, erogatori dei servizi di supporto (assistenza agli alunni disabili, trasporto scolastico, mensa) e proprietari degli edifici, oltre che responsabili dell’organizzazione dei tempi e degli orari delle città.

L’Anci ha rilanciato la necessità di adottare un piano integrato tra Comuni, istituti scolastici e amministrazione centrale per far ripartire il sistema di educazione e istruzione; definire un protocollo nazionale condiviso che regolamenti le misure di contrasto e di contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti scolastici; chiarire i livelli di governance dei servizi educativi e delle scuole di ogni ordine e grado; definire la questione delle risorse, posto che la inevitabile riorganizzazione dell’intero sistema educativo e scolastico comporterà un sostanzioso incremento delle spese.

Le fasi

L’Anci individua due fasi. Il primo traguardo è per i mesi di giugno, luglio e agosto, con l’avvio di centri estivi organizzati in spazi gestiti dai Comuni o da cooperative sociali, associazioni, parrocchie. Per la fascia d’età 0-6 anni consiglia di utilizzare le strutture già dedicate qualora dotate di giardini e spazi all’aperto. Fondamentale è l’adozione di misure di sicurezza relative a ingressi e uscite, punti di accoglienza, delimitazione fisica degli spazi, numero massimo di bambini che possono essere contemporaneamente presenti nello stesso luogo, tempi di permanenza dei genitori, formazione del personale, sanificazione e pulizia degli ambienti e dei materiali.

La fase due riguarda la ripresa a regime della didattica in presenza. La possibilità di un’alternanza con la didattica a distanza, sostiene l’Anci, è percorribile nelle scuole secondarie ma non è proponibile nella primaria e nell’infanzia, per cui i Comuni consigliano di sperimentare una didattica più innovativa, l’outdoor education, che risponderebbe non solo a obiettivi formativi ma anche a standard di distanziamento spaziale e riduzione dei rischi di contagio connessi al trascorrere troppo tempo in ambienti chiusi. Una modalità che però dovrà tener conto sia della disponibilità di spazi esterni che delle diverse condizioni ambientali e climatiche.

Le criticità

Secondo l’Anci, tutto questo movimento comporta un notevole sforzo, non solo economico, da parte di tutta la comunità educante, chiamata a fornire servizi in modalità completamente nuove e per questo impegnata in un inedito volo di fantasia. Volo tanto più ardito se si hanno a riferimento i più piccoli, per i quali non solo è esclusa la didattica a distanza ma è necessaria la vicinanza fisica dell’educatore in tutti i momenti di gestione delle routine quotidiane. L’Anci suggerisce di formare piccoli gruppi omogenei per fasce d’età, che siano stabili e con l’educatore di riferimento, con un rapporto educatore/bambini di 1 a 3 da zero a tre anni, 1 a 6 da tre a sei anni, 1 a 10 per oltre 6 anni. Per i bambini con disabilità il rapporto dovrebbe essere di 1 a 2 o di 1 a 1 nei casi di maggiore gravità. Una rivoluzione copernicana rispetto agli attuali standard, che in genere prevedono un rapporto 1 a 8 per i nidi e 1 a 25 per le scuole dell’infanzia e che per questo mette a serio rischio la possibilità di aprire o portare a compimento le iscrizioni per l’anno educativo 2020-2021.

Quanto tutto questo potrà costare è stimabile in termini di numero di educatori necessari, spazi all’interno di scuole strutturalmente inadeguate a garantire le distanze di sicurezza, pulizia e sanificazione continua degli ambienti, degli arredi e del materiale, dispositivi di protezione individuale, prodotti igienizzanti. A cui occorre aggiungere la necessaria riorganizzazione del trasporto scolastico qualora si vada, come sembra, verso una disarticolazione degli orari di entrata/uscita e l’adozione di una didattica mista, ma anche la rimodulazione del servizio mensa con la revisione dei luoghi preposti alle cucine e ai refettori e delle modalità di somministrazione e consumazione dei pasti. Uno lavoro titanico a cui sarà difficile far fronte con le sole risorse di bilancio.



 
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