CNPI: istituire una commissione per il prossimo anno


Coronavirus, “istituire una Commissione speciale al Ministero per programmare prossimo anno scolastico”

Orizzontescuola – 5/4/2020 - redazione


Lettera aperta inviata alla nostra redazione da molti Consiglieri dell’ex Consiglio Nazionale della P.I. e rivolta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Istruzione. 

“Signor Presidente della Repubblica Italiana, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Ministro della Pubblica Istruzione, egregi rappresentanti, a vario titolo, dei cittadini e del mondo della scuola, ci rivolgiamo a voi, in qualità di ex consiglieri del CNPI, in un momento sociale e culturale difficile per il Paese e per il sistema educativo nel suo complesso per rappresentare un sentire comune sul presente e sul futuro prossimo venturo che modificherà profondamente la vita delle persone, in particolare dei bambini e dei ragazzi che sono oggi a scuola e degli adulti che rientrano nel sistema educativo per avere una seconda opportunità.

Il tempo che stiamo vivendo e ancor più il futuro è segnato dallo sviluppo delle competenze culturali che saremo capaci di garantire in un momento di grande trasformazione della società.

Ciascuno di noi, lavorando nella scuola e nella Pubblica Amministrazione, ha assicurato per circa 20 anni la presenza nell’organismo nazionale (CNPI) di rappresentanza del sistema di istruzione e formazione. Anni di grande cambiamenti in cui non abbiamo mai fatto mancare il nostro contributo di idee e proposte per migliorare la qualità dell’apprendimento dei nostri studenti e dell’insegnamento in una prospettiva che desse alle competenze scolastiche e professionali del personale della scuola il giusto valore.

Una situazione di cambiamenti epocali che hanno coinvolto tutti i paesi europei (e non solo), in cui non sono mancati approcci non sempre adeguati alle specificità del sistema educativo di istruzione e formazione.
Come è noto, infatti, negli ultimi 20 anni il sistema formativo è stato continuamente trasformato, talora con scelte di segno opposto e contraddittorie.

Ogni Governo, ogni Regione ha emanato provvedimenti specifici talora in contrasto fra loro, non sempre in continuità con quelli precedenti, che hanno ingenerato disorientamento nel personale coinvolto chiamato a dare responsabilmente le proprie competenze.

Fatte e disfatte riforme di sistema, emanati provvedimenti che inseguivano il consenso del personale e/o dei propri elettorati, del privato. Provvedimenti di volta in volta revocati, in molti casi inapplicati, talora assolutamente poco significativi per i destinatari dei medesimi, fraintendendo obiettivi e priorità. I contenziosi con la P.A. sono cresciuti a dismisura anche a causa della contraddittorietà delle norme emanate, tra tutte quelle che hanno investito il diritto di chi apprende e le modalità di reclutamento del personale della scuola.

Di fronte ai nuovi sconvolgenti scenari che ci raccontano un presente che sembra senza prospettiva e senza sguardo sul futuro, che minano e mineranno la vita dei cittadini italiani e del mondo, sentiamo il dovere civico di intervenire, sulla base della nostra esperienza professionale, rappresentando una doppia esigenza: continuare a mantenere il confronto con i soggetti associativi e sindacali che rappresentano gli interessi del mondo educativo e assumere responsabilmente scelte legislative coerenti che garantiscano una buona istruzione e formazione per tutti a sostegno della persona umana e dello sviluppo sociale e culturale del nostro Paese.
Ma perché si possa progettare il futuro è necessario definire la base di partenza, che non può che essere quella esistente, né quella prefigurata in recenti scelte e anticipazioni di norme straordinarie.

Bisognerà liberarsi definitivamente di tutti i lacci e lacciuoli che sono stati in questi anni ciecamente posti da un sistema che non ha certo funzionato certo al meglio.

Non è solo una questione di fondi, ma di investimento sapiente delle risorse, allocabili dove è necessario e per obiettivi certi.

Vanno evitati, a nostro giudizio, inutili progetti, risorse a pioggia. Sarebbe opportuno, invece, non perdere di vista la disomogeneità del sistema e la visione di un progetto di scuola secondo Costituzione, ottemperando a tutte le esigenze, a quelle strutturali, a quelle culturali e professionali, con lo sguardo rivolto agli aventi diritto: una popolazione in età scolare e adulta che chiede competenze, intenzionalità formativa, cittadinanza consapevole.

Dovrebbe essere affermato, una volta per tutte, che il titolo di accesso all’insegnamento è quello della laurea, così come peraltro indicato nelle direttive europee, praticando una volta per tutte la semplificazione amministrativa, nel rispetto di quanto previsto dalla nostra Costituzione e suggerito anche in ambito internazionale.

A tal proposito quanto mai opportuno sarebbe evitare soluzioni unilaterali sulla legittima richiesta di procedere ai concorsi senza il coinvolgimento reale del mondo sindacale e associativo, dello stesso organismo nazionale di rappresentanza (CSPI).

Non si può bandire un ennesimo concorso senza trovare soluzioni accettabili per la soluzione della precarietà del lavoro e delle legittime aspettative di quanti hanno titolo, la laurea, a fare un percorso concorsuale che sappia essere coerente con la domanda di istruzione diffusa.

In una emergenza come questa che sta cambiando la vita presente ma soprattutto futura del nostro Paese, è necessario prendere coscienza che nulla sarà come prima. La scuola e la formazione, non solo oggi, ma anche e soprattutto nel prossimo futuro, non potrà essere più la stessa.

Dovrà essere garantito un sapere diffuso e competente per tutti, la sicurezza dei nostri ragazzi e del personale impegnato nei luoghi di lavoro e di studio. anche ridefinendo una volta per tutte il rapporto docenti allievi, avviando a soluzione l’annoso tema del sapere utile per una formazione reale dell’uomo e del cittadino, con un confronto reale con il mondo della cultura e della scuola che superi l’attuale partizione disciplinare e la stessa organizzazione scolastica, che nemmeno l’autonomia ha scalfito se non a macchia di leopardo. In buona sostanza si avvii il superamento reale di una frontalità che esclude, privilegiando una impostazione che sappia dare agli studenti e agli insegnanti un’occasione per rivedere il “fare scuola” cosi come è tradizionalmente inteso.

E’ necessario prendere subito coscienza della realtà e avere la capacità di guardare oltre il mese o i due mesi di una emergenza di cui non conosciamo evoluzione, durata ed effetti. La politica deve avere la capacità di evolversi, di saper leggere e rispettare le scelte “dal basso” fatte nelle scuole per far fronte alle emergenze di questi giorni (e non solo), di valorizzare la grande, generosa e variegata capacità di agire in autonomia dimostrata dalle scuole e dagli insegnanti e produrre iniziative solo nell’interesse pubblico e del cittadino.

Il corrente anno scolastico non può essere chiuso nell’incertezza; troppe disparità di trattamento si consumano con l’utilizzo della DaD in assenza di misure di coordinamento. C’è il rischio oggettivo che maturi la convinzione che si può scegliere anche in questo caso il fai da te, invece che l’interesse per il valore dell’esperienza educativa. Il Paese, anche in questa situazione, va mantenuto unito e consapevole della partita in gioco, ora e nei prossimi anni. Il prossimo anno scolastico deve iniziare offrendo le dovute garanzie agli studenti, alle famiglie, al personale tutto.

Il Governo, il Ministro dell’Istruzione e la sua Amministrazione dovrebbero, nel medio periodo, dotarsi di strumenti utili ad orientare significativamente l’azione delle scuole e di conseguenza dei soggetti coinvolti nel processo educativo, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche. A nostro giudizio le scelte in materia di istruzione e formazione devono mantenere uno sguardo nazionale e pubblico sul sistema. Il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro sono costituzionalmente garantiti.

Per la nostra esperienza di confronto, al di là delle posizioni sindacali e associative di appartenenza, che ci ha consentito sempre di fare sintesi comuni, riteniamo che vada costituita senza indugio presso il MIUR una Commissione Speciale composta di Tecnici di alto profilo che riprogrammi il prossimo anno scolastico per durata, contenuti, modalità operative ed organizzative, fatte salve le prerogative dell’attuate CSPI che dovrà essere coinvolto durante tutto il percorso in una prospettiva che salvaguardi il carattere nazionale del sistema formativo e si impegni a trasformarlo avendo a riferimento la qualità dei percorsi di apprendimento formale e non formale.

La pandemia ci ha costretto a cambiare non solo le nostre abitudini, ma anche a ripensare il nostro futuro in una diversa dimensione comunitaria capace di guardare più alla sostanza che alla forma dei rapporti. Non lasciamo che torni tutto come prima, che la diversa umanità rifiorita in questa circostanza venga fatta nuovamente appassire dal formalismo burocratico che affligge le nostre istituzioni.

Non perdiamo questa occasione, per noi, per il futuro dei nostri figli e nipoti. Noi ci siamo.

Firmato
Anfosso Adelio
Arcadipane Emanuele
Barbieri Emanuele
Bassignana Gabriella
Batistini Mario
Boselli Gabriele
Bouchè Diego
Cattani Silvio
Clementini Luciano
Colombini Silvio
Conti Francesca
Cormino Francesco
De Giacomo Maria Carmela
Franchina Giuseppe
Gammaldi Caterina
Giugliano Paolo
Gonnella Carmine
Gresini Francesco
Lolaico Saverio
Maglione Salvatore
Micheletto Lucia
Navarra Matilde
Oberstaller Franz Josef
Pace Carmela
Rustici Paolo
Sasso Alba
Sciacca Rosetta”

 

 
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