Concorso Dirigenti: qualcuno rischia il posto


Dirigenti, chi rischia il posto

ITALIA OGGI - 10-09-2019 - Marco Nobilio

I neodirigenti che rivestano o abbiano rivestito negli ultimi due anni cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali o che abbiano avuto negli ultimi due anni rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza con tali organizzazioni non possono assumere incarichi di direzione di strutture deputate alla gestione del personale. Lo prevede il comma 1-bis dell'articolo 53 del decreto legislativo 165/2001. E vale anche per gli incarichi che sono stati conferiti in questi giorni ai neodirigenti scolastici.

Che sono stati immessi in ruolo tramite lo scorrimento della graduatoria di merito dell'ultimo concorso. Si tratta di una delle ipotesi di incompatibilità che, se accertata, comporta l'applicazione della sanzione del licenziamento disciplinare ed integra anche il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. I neodirigenti infatti, sottoscrivono all'atto dell'assunzione una dichiarazione in cui affermano di non trovarsi in situazione di incompatibilità. E coloro che hanno effettuato questo adempimento, pur trovandosi nella situazione di incompatibilità prevista dal comma 1-bis dell'articolo 53, andranno incontro a queste sanzioni dopo che l'amministrazione avrà effettuato i dovuti controlli.

Tra le ipotesi di incompatibilità vi è anche quella di avere fatto parte della rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) a livello di singola scuola e non solo quello di avere fatto parte degli organi statutari dei sindacati. Come, per esempio, avere rivestito la carica di segretario provinciale oppure avere fatto parte delle segreterie territoriali o nazionali dei sindacati (si veda l'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 564 del 1996). Tale è l'interpretazione fornita dalla Funzione pubblica dopo l'entrata in vigore delle nuove disposizioni introdotte dal decreto Brunetta.

«Ai fini della norma» si legge nella circolare 11/2010 «si deve ritenere compreso nel regime di impedimento anche l'essere componente della Rsu. Infatti», spiega palazzo Vidoni, «la Rsu è costituita a seguito di elezione di candidati in liste presentate dalle organizzazioni sindacali (art. 42, comma 4, del digs. n. 165 del 2001), i suoi componenti sono equiparati ai dirigenti delle Rsa (art. 42, comma 6, del digs. n. 165 del 2001) e l'organismo subentra alle Rsa o alle analoghe strutture sindacali esistenti comunque denominate ed ai loro dirigenti nella titolarità dei diritti sindacali e dei poteri riguardanti l'esercizio delle competenze contrattuali ad esse spettanti» (art. 5 Ccnq 7 agosto 1998)».

Sempre secondo la Funzione pubblica, la situazione di incompatibilità dovuta alla circostanza di rivestire una carica in organizzazioni sindacali o in partiti politici o di avere collaborazioni continuative con tali organizzazioni non è rimovibile, a nulla valendo il fatto che l'incaricato possa eventualmente dimettersi. Solo il decorso del tempo previsto può rendere possibile il conferimento dell'incarico nell'amministrazione. La sanzione prevista in questi casi dall'articolo 55 quater del decreto legislativo 165 del 2001 è quella del licenziamento senza preavviso.

Rischiano sanzioni anche i dirigenti degli uffici che hanno conferito gli incarichi dirigenziali. Secondo palazzo Vidoni, infatti, «la responsabilità potrà estendersi anche al soggetto conferente, il quale poteva eventualmente essere a conoscenza della situazione ostativa o aver omesso l'accertamento del requisito». Si pensi, per esempio, al caso di docenti che abbiano avuto rapporti diretti con l'ufficio scolastico di riferimento e che abbiano partecipato a riunioni in sede di contrattazione o di informazione sindacale.

Sempre secondo la Funzione pubblica, nell'ipotesi in cui l'incarico dovesse essere stato conferito in presenza di una causa ostativa, questa determinerebbe la nullità degli atti con cui l'incarico è stato attribuito per violazione di norma imperativa.

L'amministrazione, quindi, dovrebbe pertanto operare per la rimozione dell'illegittimità ed il ripristino della legalità mediante l'adozione di un atto ricognitivo della nullità e il conferimento di un nuovo incarico a soggetto munito dei requisiti prescritti dalla legge. In questo caso, peraltro, i soggetti in posizione utile nella graduatoria di merito del concorso avrebbero interesse a promuovere azioni legali anche solo per ottenere una sede di incarico più vantaggiosa già assegnata ai neodirigenti eventualmente incompatibili.

Quanto alla responsabilità penale, essa insorgerebbe in via primaria per effetto della violazione dell'articolo 76 del decreto del presidente della repubblica 445/2000. Che per le relative sanzioni rinvia alle norme del codice penale. In questo caso, la sanzione prevista dall'ordinamento per il reato di falsità ideologica è la reclusione fino a 2 anni (si veda l'articolo 483 del codice penale). La Cassazione, infatti, ha chiarito che l'omissione della dichiarazione di incompatibilità non integra il reato di truffa aggravata previsto dall'articolo 640 del codice penale (sentenza n. 25956 del 1° luglio 2011).

 

 
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