La crisi di Governo e le ricadute sulla scuola


La crisi costa cara alla scuola

Italia Oggi – 13/8/2019 - Alessandra Ricciardi

 

E’ stato uno dei pomi della discordia tra Lega e  M5s. Hanno impiegato due preconsigli e due consigli dei ministri per arrivare a un'approvazione del decreto legge Salvaprecari nella formula all'acqua di rose del «salvo intese».

Che significa che c'era un titolo ma non un articolato, ancora tutto da definire per trovare l'accordo tra i due partner di governo. L'uno, la Lega, che aveva previsto nel testo in ingresso che ci fosse un concorso riservato e una nuova abilitazione speciale senza test preselettivi, così da venire incontro ali richieste dei sindacati e dell'Unione europea e valorizzare il servizio dei precari, circa 50 mila gli interessati; dall'altra parte i pentastellati, contrari a una selezione basata solo sull'esito delle prove e priva di test in ingresso, una sanatoria, era l'accusa, visto che avrebbe avuto gran peso proprio il servizio dei docenti che avevano lavorato da precari nella scuola pubblica. Con la crisi di governo innescata dal vicepremier e ministro dell'interno, il leghista Matteo Salvini, quell'intesa è ormai impossibile da trovare.

E i precari restano al palo. Un appello a salvare il decreto è giunto in coro dai sindacati della scuola. Ma il provvedimento, mai giunto al Quirinale per la controfirma del capo dello stato, Sergio Mattarella, e meno che mai dunque pubblicato in Gazzetta Ufficiale, difficilmente sarà ripescato da un esecutivo istituzionale, se il parlamento dovesse decretare che esiste un maggioranza diversa rispetto all'attuale in grado di traghettare il Paese verso nuove elezioni.

La crisi di governo mette in stand-by anche altri provvedimenti, dalla cancellazione della chiamata diretta alla costituzione di collegi stragiudiziali per risolvere le controversie di lavoro con i presidi senza andare davanti al giudice, e poi le agevolazioni per consentire ai docenti vittime dell'algoritmo di avvicinarsi alle famiglie. In sicurezza invece le assunzioni di circa 53 mila nuovi docenti a tempo indeterminato per le quali il ministro dell'istruzione, università e ricerca, il leghista Marco Bussetti, ha ottenuto l'autorizzazione dal ministero dell'economia e poi la firma in consiglio dei ministri proprio alla vigilia della crisi.

Così come i fondi per l'edilizia scolastiche e gli investimenti per le infrastrutture universitarie, 400 milioni già cantierizzabili.

Sul fronte dell'università e della ricerca, in salvo il decreto sul fondo di finanziamento ordinario delle università, il primo che premia sia i risultati migliori rispetto agli indicatori fissati che i tassi di crescita rispetto alle posizioni iniziali , e poi il Piano triennale per lo sviluppo degli atenei e i nuovi Prin, i progetti di ricerca di interesse nazionale.

Tutti hanno incassato il consenso del mondo universitario rappresentato dalla Crui, la conferenza dei rettori delle università italiane, e dal Cun, il consiglio universitario nazionale. In stand-by invece la riforma dei dottorati, con l'apertura al mondo della ricerca anche privata ed industriale, e il Piano nazionale della ricerca. Definiti e pronti per la firma, il decreto sulla Vqr, la valutazione della qualità della ricerca con il ridimensionamento della discrezionalità dell'Anvur, e la Nuova abilitazione scientifica nazionale, che elimina il ricorso alle riviste di fascia A come da tempo chiedeva il settore. Su tutti pesa la spada di Damocle della crisi di governo.  



La crisi affonda il decreto Scuola E in 79 mila rimangono precari

REPUBBLICA – 13/8/2019 - Corrado Zunino

 

Il testo era stato approvato "salvo intese", ora impossibili. Spariti il Percorso di abilitazione speciale che avrebbe regolarizzato 55 mila insegnanti e il concorso per altri 24 mila. Ma Bussetti celebra: "Abbiamo stabilizzato"

La crisi affonda il decreto Scuole e in 79 mila rimangono precari II testo era stato approvato "salvo intese", ora impossibili. Spariti il Percorso di abilitazione speciale che avrebbe regolarizzato 55 mila insegnanti e il concorso per altri 24 mila. Ma Bussetti celebra: "Abbiamo stabilizzato"

Tra le quattordici questioni risolte, secondo Matteo Salvini - le ha illustrate su Facebook con un nuovo post - neppure una riguarda la scuola o l'università.

La scarsa centralità dei temi del sapere dimostrata nei quattordici mesi dall'esecutivo uscente già si palesa nella nascente campagna elettorale. Il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti (anche lui, di fatto, uscente) condivide comunque sui social il post del segretario della Lega così commentandolo: «La chiave di ogni successo, nella vita come nello sport, è la fiducia della squadra nel suo capitano». L'ultima promessa mancata da questo governo sul tema istruzione è plateale e riguarda una platea di 79 mila persone: tutti docenti precari.

Nell'ultimo Consiglio dei ministri, lo scorso sei agosto, in due ore era stato fabbricato un decreto Scuola da approvare "salvo intese". Praticamente nulla: l'accordo tra Lega e Cinque Stelle, nel crescendo della pre-crisi, non c'era. Due giorni dopo è arrivato lo stop di Salvini all'alleanza di governo e sulla testa dei supplenti iscritti alla terza fascia delle graduatorie pre-ruolo è nuovamente piovuta grandine. Il Percorso di abilitazione speciale, il Pas da molti identificato come una sanatoria, cade infatti insieme al decreto. Chi era stato in classe per almeno tre anni - 55 mila docenti - e non aveva più speranze di potersi abilitare all'insegnamento, passaggio necessario per partecipare ai concorsi ordinari, avrebbe potuto appunto approfittare del Pas.

E con la crisi si blocca anche il successivo concorso straordinario, «da fare entro il 2019» secondo il testo di governo mai sottoscritto.

In questo caso sono 24 mila i precari che perdono una prova facilitata che avrebbe consentito di entrare direttamente in una graduatoria di accesso alla cattedra. Tutto da rifare. «All'inizio del nostro mandato abbiamo assunto impegni precisi con gli elettori», scrive ora, come se nulla fosse, Bussetti. «Da allora non ci siamo mai fermati, lavorando per mantenere fede a quelle promesse e per raggiungere importanti traguardi». Nello scarno elenco delle cose fatte però - «sbloccati i fondi per l'edilizia scolastica, aumentati i posti di accesso a Medicina e nelle specializzazioni, valorizzata la ricerca italiana con stanziamenti straordinari» - Bussetti inserisce questa voce: «Avviata una nuova stagione di concorsi per la stabilizzazione dei docenti precari». Avviata e subito interrotta.

L'unico concorso bandito ed eseguito in quattordici mesi è la prova-beffa, completamente non selettiva, pensata per i Diplomati magistrali: ha fatto urlare il resto del mondo docente e precario. Poiché quella sanatoria senza qualificazione - promessa elettorale della Lega, appunto - ha sempre trovato ostacoli in tutte le sentenze dei TAR e del Consiglio di Stato, l'addetto ai condoni scolastici, Mario Pittoni, presidente leghista della commissione Istruzione al Senato, ha proposto un altro concorso straordinario, dedicato ai maestri d'infanzia e della primaria (tra cui molti diplomati magistrali).

La crisi di governo ha fermato anche l'ultimo tentativo di soccorso. Il Miur di Bussetti non è riuscito a portare in porto il bando per docenti di religione, a cui il ministro teneva molto. E il concorso ordinario - quello serio, da cui dovrebbe uscire ogni due anni la classe insegnante italiana - è rinviato a data da destinarsi. Un altro colpo all'arruolamento. Ci sono dubbi anche sul progetto asili (e case di riposo) sicuri, grazie all'installazione di telecamere. Salvini pochi giorni fa ha detto: «Ecco i soldi, ora dobbiamo solo distribuirli ai comuni». Non è chiaro se tutto questo si potrà fare con un governo in regime di ordinaria amministrazione.

Cosi come l'introduzione dei rilevatori delle impronte digitali (dei
soli dirigenti scolastici) all'ingresso degli istituti: difficile che il costoso progetto vada avanti. S'interrompe anche la marcia dell'autonomia differenziata, che nella sua idea originale avrebbe trasferito docenti dal ministero alle Regioni Lombardia e Veneto.

Poi c'è il contratto. L'accordo tra sindacati e premier Conte prevedeva anche un aumento medio di 120 euro lordi per maestri e professori. La nuova situazione politica ferma anche questo. «Non possiamo aspettare altri dieci anni», scrive la Fic Cgil, preoccupata. Silvia Chimienti, ex parlamentare 5 Stelle, così saluta Bussetti: «Sarà ricordato per non aver ottenuto un euro di stanziamento in più per l'istruzione, non aver assunto vincitori e idonei dei concorsi 2016 e 2018, non essere stato in grado di bandirne uno nuovo per la secondaria e aver abolito il percorso Fit». Il sindacato Anief: «Macché traguardi, ministro, in quattordici mesi non avete concluso niente». l 35 mila Sono 55 mila i docenti precari che avrebbero dovuto partecipare al percorso di abilitazione ali' insegnamento (Pas). La sanatoria Pas , passata all'ultimo Consiglio dei ministri "salvo intese",con la caduta del governo non si farà 24 mila Gli Sono 24 mila i precari nella stessa situazione che avrebbero potuto optare per il concorso facilitato da tenersi entro il 2019 . Anche questo concorso non si farà più.




 

 
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