Docenti supplenti: il precariato della scuola che non si riesce a eliminare


Supplenze, il prossimo anno verso 200mila. I numeri del precariato italiano

da Orizzontescuola – 11/6/2019 -  Anselmo Penna

 

Il prossimo anno scolastico rischia di diventare l’anno delle supplenze. A dare i numeri della cosiddetta supplentite (termine coniato durante l’era Renzi) è la Corte dei Conti nel rapporto sul coordinamento della finanza pubblica. Vediamo anche i motivi di tali aumenti.

Supplenze

Quest’anno (2018/2019) viene registrato un aumento di cattedre “a tempo”: 157.154 dell’anno scolastico 2018/2019 (al netto dei contratti FIT, finalizzati alle assunzioni in ruolo in caso di valutazione finale positiva) di cui quasi 36mila affidate con contratto annuale fino al 31 agosto e oltre 127mila assegnate fino al termine delle lezioni, vale a dire il 30 giugno.

La crescita del personale supplente annuale si riconduce alla difficoltà a coprire tutti i posti vacanti e disponibili con le nomine in ruolo per effetto della mancanza, in alcune classi concorsuali, del personale iscritto nelle graduatorie di merito ed in quelle ad esaurimento (soprattutto nelle regioni del Nord), nonché al minor numero di vincitori e al mancato completamento di alcune procedure del concorso del 2016.

L’andamento del personale supplente fino al termine delle attività didattiche – passato dalle 109.248 dell’anno scolastico 2016/2017 alle 127.939 unità dell’anno scolastico 2018/2019 (+18.691 unità) – rappresenta, invece, il saldo tra la flessione delle supplenze conferite su posti comuni (effetto delle politiche di riassorbimento del precariato) e la crescita di quelle conferite sui posti di sostegno (in relazione alla nomina dei posti in deroga per effetto della citata Sentenza n. 80/2010 della Corte Costituzionale).

Graduatorie ad esaurimento

Con rifermento alle graduatorie ad esaurimento, a conclusione delle operazioni del piano straordinario e delle nomine effettuate annualmente, la loro consistenza si era ridotta di circa i due terzi passando da 122.314 soggetti nell’anno scolastico 2014/2015 ai 44.892 soggetti dell’anno scolastico 2015/2016 quasi interamente concentrati nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. Successivamente alla conclusione del piano straordinario, per effetto di provvedimenti giurisdizionali afferenti alla questione dei diplomati magistrali (e quindi alle graduatorie delle scuole dell’infanzia e primaria) è fortemente cresciuto il numero degli aspiranti iscritti con riserva, riportando le graduatorie ad esaurimento ad una consistenza pari a 72.115 iscritti nell’anno scolastico 2018/2019 (di cui circa il 90 per cento nell’ambito della scuola dell’infanzia e primaria).



Supplenze, il prossimo anno sarà boom

da La Tecnica della Scuola – 11/6/2019 -  Fabrizio De Angelis

 

La “supplentite” non scompare. Anzi. Anche per il prossimo anno sono previsti numeri esorbitanti di contratti a tempo determinato. Non si tratta certo di una novità, ma adesso arriva la conferma dal rapporto della Corte dei conti sul coordinamento della finanza pubblica, che fotografa la situazione del precariato italiano della scuola degli ultimi anni, mettendo in risalto come, nonostante il piano straordinario della Buona Scuola, i supplenti non siano diminuiti, anzi, tutt’altro.

In quest’ultimo anno scolastico, come abbiamo già riferito in altre circostanze, il boom di posti a supplenza si è fatto sentire: 163mila unità, di cui quasi 36mila relativi ai contratti annuali fino al 31 agosto e oltre 127mila assegnate fino al 30 giugno, ovvero il termine delle lezioni. Per il prossimo anno, il numero di supplenze nella scuola potrebbe anche sfiorare i 200 mila posti.

Ma perchè tali numeri di supplenze?

Secondo i giudici della Corte dei Conti, tale aumento di contratti a termine deriverebbe principalmete dalla difficoltà a coprire tutti i posti vacanti e disponibili con le nomine in ruolo per effetto della mancanza, in alcune classi di concorso, del personale iscritto nelle graduatorie a esaurimento (Gae) e di merito (a cui si aggiunga il ritardo nel definire la selezione del 2016).

Ma non solo: un’altra motivazione che si evince dal rapporto e che riporta anche il Sole 24 Ore, riguarda la crescita dei posti “in deroga” per assistere gli studenti con disabilità, in seguito alla sentenza del 2010, da parte della Consulta, in cui si ribadiva il diritto dell’alunno disabile ad avere il docente di sostegno.

Graduatorie ad esaurimento: i ricorsi dei diplomati magistrali incidono

Dopo lo svuotamento consistente delle Gae in seguito alla Buona Scuola, negli ultimi ultimi anni le graduatorie ad esaurimento si sono nuovamente ripopolate, fino a toccare quota 72.115. Ebbene, come si poteva facilmente immaginare, il 90% sono gli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria con diploma magistrale che hanno presentato ricorso per essere inseriti con riserva nelle Gae. Quindi, tolti questi docenti, le Gae sarebbero piuttosto vuote, specie in alcune zone ed in alcune classi di concorso.

Adesso i concorsi. Ma i vincitori dal 2020

E’ vero però che a breve partiranno i nuovi concorsi: 16.959 cattedre per la scuola dell’infanzia e primaria, i cui bando potrebbe essere pubblicato a breve, e quello della scuola secondaria, che dovrebbe essere bandito pure fra non molto, che andrebbe a mettere sul piatto 48.536 posti.

Tuttavia, è bene ricordare, che tali nuovi inserimenti saranno possibili solo dall’anno scolastico 2020/2021: infatti, con il bando pubblicato entro l’estate, le prove non si svolgeranno prima dell’autunno, con la conseguenza che le prime immissioni in ruolo possibili si avranno dall’anno successivo.

Sempre a proposito dei concorso scuola secondaria, si attendono gli sviluppi della trattativa sindacati-Miur sui precari con tre anni di servizio, per i quali è stato pensato un PAS.

Con questi numeri niente aumento di stipendio

Tale quadro fotografato dalla Corte dei Conti fa emergere un aspetto centrale della professione docente: finchè gli alunni continueranno a diminuire e gli insegnanti a crescere difficilmente si potrà arrivare all’aumento di stipendio auspicato dalla Commissione Ue, aumento che servirebbe a rendere più attrattiva la professione, specie per i neo-laureati: gli stipendi, infatti, “rimangono bassi rispetto agli standard internazionali e rispetto ai lavoratori con un titolo di istruzione terziaria. Le retribuzioni crescono più lentamente rispetto a quelle dei colleghi di altri paesi e le prospettive di carriera sono più limitate, basate su un percorso di carriera unico con promozioni esclusivamente in funzione dell’anzianità anziché del merito”.

C’è da scommettere che fino a quando la “supplentite” non sarà debellata gli stipendi non potranno aumentare e adeguarsi agli standard europei.

IL RAPPORTO COMPLETO DELLA CORTE DEI CONTI

 

 

 
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