Eurostat/Qualità della educazione


Qualità dell'educazione: Italia fanalino di coda in Europa

Open.online - Felice Florio - 09/02/2019


Nel nostro paese il 24% dei giovani rientra tra i Neet: né occupati, né in cerca di lavoro, né iscritti a corsi professionali e università

Uno degli obiettivi dell’Unione europea è migliorare l’educazione e il mondo dell’istruzione nei Paesi membri. All’interno di queste politiche di sviluppo, rientra ad esempio il programma Erasmus+. Nel 2017 la Commissione ha finanziato il progetto per la mobilità di studenti e giovani lavoratori per un totale di 2 miliardi e mezzo di euro.

L’Eurostat ha pubblicato i dati sulla qualità dell’educazione in ogni Stato: l’indagine ha analizzato il quinquennio 2012-2017. L’Italia? Dopo le stime negative sul Pil, anche per i giovani e l’istruzione è tra i Paesi che in Europa se la passano peggio.

Dopo Spagna, Romania e Malta, l’Italia è il quarto paese con il maggior numero di ragazzi che lasciano prematuramente gli studi. Il 14% della popolazione compresa tra i 18 e i 24 anni ha abbandonato scuole o università nel 2017.

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Ampliando la platea di giovani, comprendendo tutti coloro che hanno un’età compresa tra i 15 e i 29 anni, il 24% della popolazione italiana si può definire Neet: né occupati, né in cerca di lavoro, né iscritti a corsi professionali e università. L’Italia è ultima in Europa, la situazione è migliore persino in Grecia, Bulgaria, Croazia e Romania.

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Restringendo il campione ai cittadini europei di età compresa tra i 30 e i 34 anni, la percentuale degli italiani che ha conseguito un titolo di studio universitario è solo del 26,9%: il dato peggiore dopo quello della Romania.

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L’ultimo indicatore utilizzato dall’Eurostat per verificare la qualità dell’educazione nel 2017 riguarda la percentuale degli occupati che hanno trovato lavoro subito dopo la laurea: è l’unico rilevamento nel quale l’Italia mostra una situazione migliore rispetto alla Grecia, paese simbolo dei danni sociali causati dall’ultima crisi economica. Ma non è un paragone che può rincuorare: gli italiani tra i 20 e i 34 anni che lavorano non appena terminati gli studi universitari sono solo il 55,2% del campione.

Dati in controtendenza rispetto al trend degli Stati membri: nell’infografica dell’Eurostat, che fa un raffronto con il 2012, sono rappresentati significativi miglioramenti in ognuna delle quattro aree analizzate per delineare la qualità del sistema educativo dell’Unione europea.

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