Dibattito/Dalla classe alle discipline, oltre la bocciatura


Esiste un sistema per evitare la bocciatura, senza svalutare la serietà della scuola e della valutazione? Il “Gruppo di Firenze” formula una proposta e invita al confronto
Il Sussidiario  -  01.02.2019 - Giorgio Ragazzini

Da anni si riaccende ogni tanto la discussione sul tema “bocciatura sì bocciatura no”; e un’iniziativa per abolirla nei primi otto anni di scuola – dove è già un’extrema ratio – è fortunatamente abortita per l’opposizione della ministra Fedeli. Ma non è al riparo da queste intenzioni neppure la scuola superiore, nella quale anche don Milani ammetteva la bocciatura (“Si costruiscono cittadini specializzati al servizio degli altri. Si vogliono sicuri”).
Molti sono abolizionisti perché poco inclini alla valorizzazione del merito e tendono a rifiutare le valutazioni negative per le loro conseguenze. Però neppure il più acceso anti-abolizionista può negare in scienza e coscienza che far ripetere l’anno, cioè tutte le materie, di fronte ad alcune insufficienze sia un sistema poco soddisfacente, anche se in genere è il minore dei mali rispetto a una promozione inopportuna.
Il dilemma è noto. Se lo studente non viene promosso, potrà recuperare conoscenze e competenze non acquisite, ma dovrà ristudiare da capo anche le discipline in cui non aveva problemi. E se è vero che per non pochi ragazzi essere bocciati ha costituito un’occasione per riconquistare senso di responsabilità e conseguente impegno, in altri questo può causare frustrazione e scoraggiamento o spingere addirittura all’abbandono, soprattutto se l’insuccesso si ripete e se la famiglia non è in grado di sostenerlo con ripetizioni private. Se invece gli vengono “condonate” le materie insufficienti per evitare la bocciatura, lo studente si porterà dietro una preparazione lacunosa; e per di più sarà portato a pensare che studiare tutte le discipline non è poi così necessario.
Venendo alla “sospensione del giudizio” (così il ministro Fioroni ribattezzò, reintroducendoli, gli esami di riparazione), se è sempre meglio di niente, è anche vero che il dilemma bocciare/non bocciare si ripropone molto spesso anche a settembre. Quanti consigli di classe se la sentono oggi di far ripetere l’anno per una materia o magari due, anche quando è evidente che il rimandato non ha aperto libro? L’ovvio risultato sarà quello di rafforzare la tendenza a prendere sotto gamba future “sospensioni del giudizio”.
Di fronte a questo evidente stallo, l’abolizione pura e semplice della bocciatura sarebbe un rimedio peggiore del male, cioè l’anticamera di un ulteriore occultamento delle carenze. Non c’è corso di recupero o sforzo di variazione nella didattica che possa rendere superflui gli esami e le verifiche rigorose. La maggioranza degli studenti avrà sempre bisogno di questo per impegnarsi sul serio e per capire a che punto si trova. L’amore per lo studio è un grande dono o una grande conquista, ma è illusorio fondarvi a priori un sistema scolastico.
La soluzione che proponiamo come “Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità” è un’organizzazione delle scuole superiori basata su corsi disciplinari invece che sulla successione delle classi. In altre parole, come si legge nel documento reperibile sul nostro blog, “non si passerebbe più dalla prima classe alla seconda e così via, ma dal primo al secondo corso di italiano, dal primo al secondo di matematica e via dicendo”. Ogni corso termina con un esame. Non c’è più quindi la bocciatura completa, ma si potrà essere bocciati negli esami che concludono i corsi, con la possibilità di ripetere l’esame dopo un certo tempo oppure il corso stesso in caso di nuovo insuccesso o di preparazione gravemente carente.
Non siamo entrati volutamente nei dettagli, ma la struttura didattica somiglia un po’ a quella universitaria, oltre che al sistema finlandese delle scuole superiori, a cui la nostra ipotesi (che è poi uno schema generale da studiare nei particolari) si ispira. C’è chi ne ha dedotto la liquidazione della classe intesa come gruppo di riferimento, notoriamente importante per gli adolescenti. Ma la scuola non è l’università e il gruppo classe non solo è bene che rimanga, ma il suo mantenimento sarebbe probabilmente reso inevitabile anche da motivi di semplificazione organizzativa.
Infatti, come oggi è in genere impossibile far scegliere la sezione, soprattutto quando alcune sono molto più richieste e altre meno, così sarà nella nuova organizzazione rispetto ai corsi. La soluzione più logica è dunque quella di costituire ugualmente dei “gruppi classe” i cui membri dovranno tutti seguire lo stesso corso di italiano, lo stesso di latino, di inglese,  eccetera.
In questo modo non cambierebbe nulla sul piano della relazione con i compagni e i docenti sarebbero per tutti gli stessi. Solo che, a differenza di quanto è successo fino a ora, la composizione dei gruppi non cambia, come succede oggi, quando si perdono o si acquistano dei ripetenti “totali”, ma a seconda delle materie. In parole povere, Giuseppe Bianchi, bocciato a italiano e inglese, i suoi compagni non lo vedranno più nei corsi successivi di queste materie, ma negli altri corsi resterà con loro. Si potrebbe quindi verificare addirittura una maggiore continuità di rapporto fra compagni di classe.
D’altra parte, nell’ipotesi che i corsi siano di durata annuale, magari con esami intermedi, la “sospensione del giudizio” acquisterebbe ben altra serietà. A chi non volesse rifare il corso, potrebbe infatti essere offerta la possibilità di corsi estivi intensivi per poi ripetere l’esame a settembre; con la grossa differenza che nella nuova situazione l’interesse a darsi da fare sarebbe molto forte, venendo a mancare il ricatto emotivo insito nel far ripetere l’anno in tutte le materie per una sola insufficienza.
Una scelta di questo genere, dunque, costituirebbe una grande opportunità per ridare efficacia al nostro sistema istruzione. Naturalmente non si tratta di qualcosa che è possibile attuare senza un’approfondita preparazione. Da parte nostra non abbiamo voluto “appendere” a questa ipotesi altri cambiamenti, come in genere si usa col risultato di fare tutto male o di non riuscire a fare niente. È solo uno “schema di gioco”, che oltre a superare, ma nel senso della serietà, il problema delle ripetenze, promette di essere efficace nel combattere la dispersione e di rendere più credibili le valutazioni. Gli studenti sarebbero più responsabilizzati e diventerebbe più semplice l’istituzione di corsi opzionali, per esempio in vista della scelta universitaria.
Un orientamento in questo senso del Parlamento e del Governo dipenderanno molto anche da quanto i colleghi e i dirigenti degli istituti superiori apprezzeranno e faranno propria questa proposta.
 

 

“Condorcet”: bocciature per materia, il Gruppo di Firenze dimentica 4 riforme

Il gruppo di docenti “Condorcet” replica alla proposta del Gruppo di Firenze sulle bocciature. Intervenire solo a quel livello non basta, ecco perché

IlSussidiario - 04.02.2019 - Condorcet


Sul Sussidiario di venerdì è uscito un articolo, a firma Giorgio Ragazzini del Gruppo di Firenze, in cui viene avanzata una proposta di cui noi di Condorcet non possiamo che essere contenti. Essa infatti ricalca quasi in toto una delle proposte del nostro recente manifesto. Da tempo si dibatte delle bocciature, ma ora anche un gruppo che si richiama alla “scuola del merito e della responsabilità” riconosce che la bocciatura come oggi è concepita si colloca agli antipodi sia del merito che della responsabilità.

Si propone quindi il superamento della bocciatura “totale” (la “ripetenza”) in favore di una “bocciatura selettiva”, che ci piace chiamare così non solo perché prevede di ripetere l’anno solo nelle materie in cui non si è sufficienti, ma soprattutto perché la reputiamo una dinamica molto più selettiva di quella attuale, dove spesso si promuove un ragazzo anche se insufficiente in qualche materia per evitare di fargli perdere l’anno.

Noi di Condorcet però riteniamo che un tale cambiamento serva a rispondere ai bisogni che emergono dalla società. Tutte le nostre proposte partono dalla constatazione che “le tensioni che attraversano la scuola italiana sono frutto di questa contraddizione: aver raggiunto la scolarizzazione di massa, ovvero la missione che le era stata assegnata dalla società (dalla Costituzione, come dal senso comune), ma senza essere preparata ad affrontarla”. “Realizzata la scuola di massa – diciamo nel manifesto – va fatto il passo successivo: realizzare la promessa di una scuola democratica e inclusiva, che fino a oggi non è stata mantenuta”. Ecco perché ci sembra impossibile introdurre una simile rivoluzione senza modificare anche il quadro di riferimento in cui si inserisce; essa verrebbe semplicemente incastrata nella routine esistente, rischiando di esserne snaturata. Servono interventi che le diano una cornice e un senso. Quali interventi? Il nostro manifesto ne individua quattro: le carriere per i docenti, l’autonomia delle scuole, la riforma dei cicli e un rinnovato rapporto con il mondo lavoro.

Nello specifico, la nostra proposta sulle “bocciature selettive” è questa: alla fine di ogni anno ci dovrà essere una valutazione conclusiva del percorso di ogni singola materia che determina se lo studente ha raggiunto o meno il livello di apprendimento previsto. Se non lo ha raggiunto, ripete quell’anno di quella materia, al netto della possibilità di recupero, per esempio in corsi estivi attivati ad hoc. In un sistema di questo genere, strutturato per corsi, l’autonomia dello studente è maggiore, soprattutto se gli è data anche la possibilità di scegliere corsi opzionali.

Questo vuol dire sia che il sistema favorisce la crescita e la maturazione di uno studente, sia che ai docenti sarà chiesto sempre più di articolare la propria didattica in modo da venire incontro alle necessità di ciascuno studente e anche di ripensare la valutazione, uscendo dalla gabbia del voto come fine, per considerarlo invece un momento formativo e strumento di descrizione delle competenze acquisite. In una scuola in cui l’abbandono sarà meno frequente, e la responsabilizzazione dello studente sarà fondamentale, aumenterà, ad esempio, la richiesta da parte degli studenti di ricevere sostegno aggiuntivo per recuperare le proprie lacune. E questo è tanto più vero se si pensa, come noi di Condorcet sosteniamo, che le classi non debbano diventare gruppi di livello, più comodi per gli insegnanti che utili per gli studenti. Non è il nostro progetto, perché per noi chi non viene “promosso” in una materia la ripete con quelli che la fanno per la prima volta, tra i quali ci saranno studenti bravi, meno bravi, pessimi ed eccellenti.

Con le bocciature selettive le classi si ritroveranno dunque a variare nella composizione, ma al momento della loro formazione non ci sarà alcuna forma di canalizzazione per livello di preparazione.

Se questa dunque è la prospettiva, salta ancora di più agli occhi la stranezza di una professione docente in cui l’amministrazione scolastica non riconosce alcun valore all’esperienza professionale. I ruoli dei docenti italiani si differenziano (e per giunta troppo poco!) per livello stipendiale, ma non per mansioni. Oggi il neo-assunto appena uscito dal periodo di prova e il professore a fine carriera sono considerati interscambiabili, mentre sappiamo tutti che così non è. Noi proponiamo di cambiare e di creare delle carriere differenziate, che corrispondano alle diverse forme della professionalità docente.

Allo stesso modo, una scuola efficiente e capace di farsi carico dell’enorme responsabilità di formare i nuovi cittadini e lavoratori deve avere la propria libertà di movimento. Non si può più credere di venire incontro alle necessità formative di tutta la società italiana, adulti compresi, con scuole che venerano “la Circolare del Miur” come un feticcio. La legge definisce i dirigenti scolastici “leader educativi”, ma di fatto rende loro assai difficile essere qualcosa di più di semplici esecutori di procedure standardizzate, che essi sono costretti poi a riversare sui docenti. Solo una scuola capace di prendere le proprie decisioni autonomamente può pensare di essere efficace. Anche su questo proponiamo di cambiare.

Ma l’innovazione collegata direttamente a quella delle bocciature selettive è la riforma dei cicli. È un dibattito che si trascina da troppo tempo e che auspichiamo coinvolga tutta la comunità educante. Noi avanziamo una proposta senza pretendere che sia quella giusta, ma che ci sembra coerente con gli obiettivi complessivi che ci siamo posti. Essa prevede un ciclo di nove-dieci anni (dai 6 ai 15-16) suddiviso in due sottocicli dai 6 agli 11 anni e dagli 11 ai 15-16, in modo da raccogliere in un unico ciclo pre-adolescenza e adolescenza e valorizzare il carattere orientativo del secondo sottociclo. Seguirebbe un triennio di scuola secondaria di secondo grado, nel quale gli indirizzi sarebbero realizzati attraverso un’ampia opzionalità e diversificazione disciplinare, incluso il rafforzamento dei percorsi professionalizzanti sia statali che regionali.

Un programma troppo vasto? Pensiamo di no: vasti sono i bisogni dei giovani italiani. Le risposte devono essere all’altezza del compito. Il manifesto, che invitiamo a leggere, discutere, approfondire e diffondere, nasce con l’intento di costruire insieme al paese (non solo gli addetti ai lavori) una proposta che abbia l’ambizione di realizzare quella scuola che dia il proprio fondamentale contributo alla realizzazione del dettato costituzionale: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

 



Scuola, l’idea del Gruppo di Firenze: abolire le classi alle superiori

da la Repubblica  - 1/2/2019 - Salvo Intravaia

Abbandonare l’idea di classe conosciuta finora e rivoluzionare il concetto di promozione. Secondo il Gruppo di Firenze, che da quasi 15 anni si occupa di questioni scolastiche, è possibile. Anzi, è auspicabile nella scuola superiore nostrana. Perché “attualmente, la scuola italiana, come nella maggioranza dei Paesi europei, è interamente basata – spiegano nella loro proposta di riforma della scuola di secondo grado – sul succedersi delle classi, a cui si viene ammessi avendo almeno la sufficienza in tutte le materie”. Ma questa, a parere degli insegnanti che vorrebbero trasformare la loro esperienza nelle classi in qualcosa di più, “è un’organizzazione nel complesso adeguata per il primo ciclo. Nelle superiori, però, la ripetenza viene sempre più sentita come un sistema che non garantisce la serietà degli studi e di conseguenza una buona preparazione degli studenti”.

L’Italia è, in effetti, uno dei Paesi europei col maggior numero di alunni che abbandonano precocemente gli studi senza arrivare al diploma: il 14% dei giovani di età compresa fra i 18 e i 24 anni, nel 2017. Addirittura in leggero aumento rispetto al 2016. Abbandoni che vengono sovente preannunciati da una o più bocciature. Fanno peggio di noi soltanto Romania, Turchia, Islanda, Spagna e Malta. I prof del Gruppo di Firenze spiegano che “a fine anno, per evitare la bocciatura, percepita da molti docenti come un provvedimento draconiano, vengono ‘abbonate’ una o più materie. Ma lo studente si porta dietro lacune non colmate”. Se invece lo studente viene bocciato avrà la possibilità di colmare quelle lacune, ma dovrà anche ripetere le materie in cui aveva avuto risultati positivi, “con il concreto rischio che prevalgano sfiducia e demotivazione”.

Non sarebbe quindi meglio adottare il sistema che vige in Finlandia, si chiedono gli autori della proposta, più vicina all’organizzazione in atto all’università? L’istruzione secondaria auspicata dal Gruppo che lavora per una “scuola del merito e della responsabilità” abbandona il concetto di classe per abbracciare quello dei corsi disciplinari. Come accade nel paese scandinavo, che figura ormai stabilmente tra i primi al mondo per competenze di base (Lettura, Matematica e Scienze) dei propri quindicenni, “non si passerebbe più dalla prima classe alla seconda e così via, ma dal primo al secondo corso di italiano, dal primo al secondo di matematica e via dicendo”. La novità consisterebbe nel fatto che la bocciatura può scattare “solo nelle materie insufficienti e ripetere soltanto quelle, continuando però a frequentare gli altri corsi con lo stesso gruppo classe, che rimane un riferimento importante per gli adolescenti”. E al termine di ogni corso, un esame accerta la preparazione dello studente. In questo modo, le bocciature e gli abbandoni precoci potrebbero essere limitati al massimo, con un risparmio anche in termini economici.


Come eliminare la bocciatura: la proposta del Gruppo di Firenze

Tuttoscuola - 05 febbraio 2019

Il ‘Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità’, organizzazione di insegnanti fondata nel 2005 e da sempre impegnata sul fronte della serietà degli studi, avversaria storica di qualunque forma di ‘buonismo’ nei confronti di alunni impreparati e/o indisciplinati, aveva fino ad oggi combattuto contro ogni ipotesi di abolire la bocciatura. Ma ora sembra aver adattato e sviluppato la propria idea: “neppure il più acceso anti-abolizionista può negare in scienza e coscienza che far ripetere l’anno, cioè tutte le materie, di fronte ad alcune insufficienze sia un sistema poco soddisfacente, anche se in genere è il minore dei mali rispetto a una promozione inopportuna”, scrive nel blog del Gruppo uno dei suoi fondatori, Giorgio Ragazzini. 

Premesso che “l’abolizione pura e semplice della bocciatura sarebbe un rimedio peggiore del male”, identificato nella promozione di coloro che non lo meritano, il Gruppo propone “un’organizzazione delle scuole superiori basata su corsi disciplinari invece che sulla successione delle classi”. In questo modo “non si passerebbe più dalla prima classe alla seconda e così via, ma dal primo al secondo corso di italiano, dal primo al secondo di matematica e via dicendo”. Ogni corso terminerebbe con un esame, ripetibile a settembre in caso di insuccesso. Verrebbe eliminata insomma la bocciatura completa, e gli alunni continuerebbero a far parte dello stesso gruppo-classe, salvo nelle ore in cui qualcuno di essi dovesse frequentare un determinato corso a un livello inferiore perché bocciato alla fine dell’anno precedente.

Secondo il Gruppo questo modello “oltre a superare, ma nel senso della serietà, il problema delle ripetenze, promette di essere efficace nel combattere la dispersione e di rendere più credibili le valutazioni”. Segue un appello “ai colleghi e ai dirigenti degli istituti superiori” a raccogliere la proposta in modo da accreditarla a livello governativo e parlamentare.

Tuttoscuola accoglie con interesse il suggerimento del Gruppo, non distante dalla proposta di integrale personalizzazione dei percorsi formativi – con contenimento delle bocciature e sostituzione degli attuali diplomi con la certificazione delle competenze individuali effettivamente acquisite alla fine degli studi secondari – avanzata dalla nostra rivista già con i dossier “Sei idee per rilanciare la scuola” (settembre 2013) e “Dispersione nella scuola secondaria superiore” (luglio 2014) e poi ulteriormente approfondita nel dossier “La scuola colabrodo” (settembre 2018).

 


 
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