Linguaggi amministrativi: linee guida per l’uso del genere


Il Collegio dei docenti cambia nome, arriva anche la “dirigente scolastica”

Orizzontescuola – 8/3/2018 -  redazione


Il Ministro Fedeli ha presentato le linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo che riguarda il mondo della scuola.

Molte le novità che da domani riguarderanno verbali e documenti prodotti dalla scuola. Così, non ci si dovrà più rivolgere al corpo docente utilizzando solo il maschile, ma sia il maschile che il femminile: i docenti e le docenti.

Il Collegio dei docenti viene trasformato in semplice “collegio docenti”, in modo da includere anche le professoresse.

Eccovi alcune dei suggerimenti contenuti nelle linee guida

  • I docenti – i docenti e le docenti; i/le docenti; i/le docenti
  • I candidati privatisti – i candidati privatisti e le candidate privatiste; I/le candidati/e privatisti/e
  • I collaboratori – i collaboratori e le collaboratrici;i/le collaboratori/trici
  • Il Presidente – il/la Presidente
  • Il dirigente scolastico – il dirigente scolastico e la dirigente scolastica; il/la dirigente scolastico/a
  • Il coordinatore – Il coordinatore e la coordinatrice; il/la coordinatore/trice
  • Il Collegio dei docenti – Collegio docenti/CD

 

 

Da «capo dipartimenta» a «gli/le alunni/e». Il Miur cambia il linguaggio degli atti amministrativi

da Il Sole 24 Ore – 8/3/2018 -  Cl. T.

 

«Il linguaggio è il mezzo con cui possiamo sia confermare gli stereotipi basati sul sesso, sia metterli in discussione. Se non cominciamo a dire la direttrice generale o la ministra quando è una donna a svolgere questi incarichi, sarà molto difficile superare il pregiudizio per cui
si tratta di incarichi prettamente maschili».

Le linee guida
La ministra dell’Istruzione uscente, Valeria Fedeli, presenta le linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo varate ieri dal Miur, il primo ministero ad adottarle. Linee guida – precisa – che «non hanno nulla dell’imposizione dall’alto, perché richiedono semplicemente di applicare in modo corretto e senza pregiudizi le regole della
grammatica italiana».

Esempi
Il documento sarà diffuso capillarmente negli uffici, anche tramite la realizzazione di uno specifico progetto formativo da rivolgere all’intera amministrazione. Entrando nel concreto, una delle premesse del documento è che «non c’è nessuna ragione di tipo linguistico per riservare ai nomi di professione e di ruoli istituzionali un trattamento diverso». E dunque è perfettamente legittimo scrivere architetta, chirurga, sindaca come anche la capo dipartimento o la caporedattrice. Le espressioni contenenti due termini di genere diverso coordinati dalla congiunzione copulativa “e”, possono essere abbreviate tramite una barra obliqua: gli alunni e le alunne possono quindi diventare gli/le alunni/e. L’eventuale accordo di aggettivi, participi e pronomi è di norma al maschile plurale secondo la norma grammaticale che permette di evitare il loro raddoppiamento attraverso una sorta
di “economia linguistica”; in questi casi si suggerisce, per ragioni di contiguità sintattica e di eufonia, l’ordine “forma femminile+forma maschile”, affinché l’aggettivo, il participio o il pronome al maschile risultino collocati accanto al termine maschile: «La professoressa Paola Verdi e il professor Andrea Bianchi sono stati premiati».

Ma si può adottare anche la strategia dell’oscuramento: usare cioè termini o perifrasi che includano espressioni prive di referenza di genere (persona, individuo, soggetto), riformulazione con nomi collettivi o che si riferiscono al servizio o alla carica (personale dipendente, magistratura, corpo docente), riformulazione con pronomi relativi e indefiniti (“chiunque” arrivi in ritardo). Anche la forma passiva permette di oscurare il genere grammaticale: «i cittadini e le cittadine devono presentare la domanda» può diventare «la domanda deve essere presentata».

 

Le nuove linee guida

 

 
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