Concorso Dirigenti: quanti posti?


Concorso dirigente scolastico, Regioni con maggior numero di disponibilità

Orizzontescuola - ‎25‎/‎09‎/‎2017

 

Il Miur, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Regolamento che disciplina il corso-concorso per diventare dirigente scolastico, dovrebbe pubblicare, tra non molto, il bando che darà avvio alla procedura concorsuale. 

Andrea Gavosto, ritiene che, da qui a cinque anni, saranno necessari fra i 3400 e i 3900 dirigenti scolastici, fabbisogno che il prossimo corso-concorso non riuscirà sicuramente a soddisfare.

Partiamo, comunque, dall’esistente, per capire dove vi potrebbe essere una maggiore disponibilità di posti, secondo i dati pubblicati dalla Fondazione Agnelli.

I predetti dati riportano in percentuale la quota di DS per Regione che hanno avuto affidato una reggenza. Dall’analisi dei dati è possibile farsi un’idea delle Regioni in cui sarà attribuito il maggior numero di posti in ruolo.

Questi i dati riportati dalla Fondazione Agnelli:

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Come si evince dalla tabella, le maggiori percentuali di dirigenti con reggenze sono concentrate in Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Marche.

Le maggiori disponibilità di posti, considerati i dati complessivi sopra riportati, dovrebbero essere concentrate nelle regioni del Nord Italia, seguite da quelle del Centro. Unica eccezione al Sud è rappresentata dalla Basilicata.

Sottolineiamo che si tratta di un’ipotesi non esaustiva in quanto i dati andranno integrati dai pensionamenti e da ulteriori dati derivanti da eventuali processi di dimensionamento

Il decreto

 

 

Il rebus dei 2.000 presidi che vinceranno il concorso «Ne servono il doppio»

da Corriere della sera – 25/9/2017 - Gianna Fregonara

 

«Affronteremo la carenza strutturale di dirigenti scolastici, daremo una riposta importante», ha promesso qualche giorno fa la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli presentando il concorso per presidi che sta per essere indetto dopo mesi di ritardi, lungaggini, proteste più o meno eclatanti dei medesimi dirigenti che — uno su tre — sono costretti ad occuparsi di più di una scuola.

Eppure dovevano essere loro i veri motori della nuova scuola voluta dalla riforma approvata nel 2016, tre miliardi di spesa annua aggiuntiva per modernizzare il sistema di istruzione: più autonomia agli istituti, più responsabilità ai presidi, possibilità di scegliersi la squadra con le contestate chiamate dirette di professori. Sono state le parole d’ordine durante la discussione della riforma. Presidi manager, presidi sceriffo li hanno chiamati in questi anni in senso positivo o negativo.

E invece sono solo pochi. Molto pochi. La mancanza di presidi è diventata cronica negli ultimi quindici anni: in Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli e Emilia Romagna, un preside su due ha almeno una «reggenza», cioè copre il posto di uno o più colleghi che non ci sono. Dopo la pubblicazione del regolamento nei giorni scorsi ora è questione di giorni, i pessimisti dicono di settimane e finalmente si saprà quando e come arriveranno i rinforzi. In palio ci sono 2.386 posti di dirigente scolastico, anche se l’ultima parola spetta al ministero dell’Economia e i posti potrebbero essere di meno.

L’ultimo concorso è del 2011, sei anni fa: i nuovi dirigenti sono arrivati per lo più nel 2015, dopo lo scandalo delle buste trasparenti che non garantivano l’anonimato delle prove, ricorsi, diverse sentenze del Tar e del consiglio di Stato e non poche prove rifatte. Alcuni candidati ancora oggi non sanno se sono presidi o se dovranno ripetere il concorso.

Il punto però è che la macchina organizzativa che sta per partire — ci si aspettano decine di migliaia di candidati, ci sarà una preselezione su cento quesiti, poi cinque prove, due mesi di corso e quattro di tirocinio, più di un anno di procedura — rischia di non essere risolutiva affatto, anzi la previsione più probabile è che alla fine lasci l’emergenza esattamente come è adesso. Finora sono stati soprattutto i sindacati a protestare per il rischio di carenza cronica di dirigenti scolastici, ma ora a mettere il dito nella piaga è anche la Fondazione Agnelli che ha appena finito uno studio che proietta i dati di scuole, presidi e pensionamenti nei prossimi anni: il risultato è che quando i nuovi presidi entreranno in carica — «Non prima del 2019», prevede il direttore della Fondazione Andrea Gavosto — ci saranno già di nuovo altrettante reggenze da coprire.

«È come Achille e la tartaruga, ci troveremo sempre indietro rispetto ai bisogni delle scuole, che sono poi i bisogni dei ragazzi. Visto che non è possibile prevedere un concorso ogni anno, sarebbe necessario cercare di programmare. Secondo i dati che abbiamo elaborato, partendo dalle cifre fornite da ministero, entro il 2021-22 che è il periodo di validità del concorso, serviranno 3600-4000 presidi, considerato il turn over, visto che un terzo dei presidi ha più di 60 anni. Ma ce ne saranno la metà. La riforma ha speso tre miliardi per gi insegnanti, forse sarebbe utile investire qualche milione per organizzare meglio la selezione dei presidi, tenendo conto che il concorso, tra commissioni e test, comunque costa e dunque dovrebbe essere efficace».

 
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