Annuario Istat: pubblicati dati 2011 sulla scolarizzazione


L'aumento della scolarizzazione ha prodotto, nel corso degli anni, un costante innalzamento del livello di istruzione della popolazione italiana: la quota di persone con qualifica o diploma di scuola secondaria superiore si attesta al 33,9%, mentre l'11,1% possiede un titolo di studio universitario. La selezione scolastica è più forte nelle scuole superiori dove, nel passaggio dal primo al secondo anno, la percentuale di alunni respinti è pari al 20,3%. Gli esami di terza media sono invece superati dalla quasi totalità degli studenti (99,5%), ma uno studente su tre non ottiene più della sufficienza nella votazione finale.

Quanto all'Università, i giovani iscritti per la prima volta all'università nell'anno accademico 2009/2010 sono circa 295.000, circa 1.200 in meno rispetto all'anno precedente (-0,4%), a conferma della flessione delle immatricolazioni iniziata nel 2004/2005 che ha riportato il numero delle nuove iscrizioni a un livello prossimo a quello rilevato alla fine degli anni Novanta.

Lo si legge nell'Annuario 2011 dell'Istat.

 

 

Annuario statistico italiano 2011

Nota per la stampa

L’Italia vista dall’Annuario statistico. In oltre ottocento pagine e con una veste grafica moderna ed elegante, il volume offre un ritratto completo e aggiornato del Paese e moltissime chiavi di lettura sui principali fenomeni ambientali, demografici, sociali ed economici.

I dati presentati nei 26 capitoli, con dettaglio regionale e generalmente riferiti al 2010, sono accompagnati da un confronto sintetico con i quattro anni precedenti. Per rendere più facile la consultazione del volume anche a pubblici non specialisti, ciascun capitolo è preceduto da un testo a commento dei dati statistici.

Schede metodologiche sulle singole fonti statistiche, glossari, bibliografie e indice analitico completano la strumentazione offerta agli utilizzatori per agevolare l’interpretazione e l’approfondimento delle informazioni.

L’Annuario è disponibile on line su www.istat.it.

Ambiente e territorio

Le regioni settentrionali sempre in testa per la raccolta differenziata

Nel 2009 la raccolta di rifiuti urbani si attesta a 32,1 milioni di tonnellate (533,5 chilogrammi per abitante), quella differenziata raggiunge il 33,6% dal 30,6% del 2008; sul territorio i valori più alti di raccolta differenziata si registrano nelle regioni del Nord (48%), con Trentino Alto Adige e Veneto in testa (rispettivamente 57,8 e 57,5%), seguono a grande distanza le regioni del Centro (24,9%), e quelle del Sud (19,1%).

Traffico, parcheggio e inquinamento i problemi più sentiti nelle grandi aree urbane

Anche nel 2011 i problemi più sentiti dalle famiglie italiane nella zona in cui abitano sono il traffico (41,2%), la difficoltà a trovare parcheggio (38%), l’inquinamento dell’aria (36,6%) e il rumore (32,6%). Seguono il non fidarsi a bere l’acqua del rubinetto (30%) e la sporcizia nelle strade (29,1%). All’ultimo posto si colloca l’irregolarità nell’erogazione dell’acqua, che costituisce un problema per il 9,3% delle famiglie, con punte del 34,7% in Calabria e del 27,3% in Sicilia.

Difficoltà di parcheggio, sporcizia nelle strade e difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici sono i problemi più segnalati dalle famiglie nel Centro-sud, in particolare in Lazio e Campania per la presenza di grandi centri metropolitani, mentre l’inquinamento dell’aria è particolarmente sentito al Nord. La percezione del rischio criminalità, stabile rispetto al 2010, è più elevata in Campania e nelle aree metropolitane.

Popolazione

Ancora in calo le nascite

Alla fine del 2010 l’Italia conta 60.626.442 residenti, circa 286.000 in più rispetto all’anno precedente. Questo incremento si deve al saldo attivo del movimento migratorio (+311.658 unità) che, pur in calo, neutralizza l’effetto negativo del saldo naturale (-25.544 unità). Le nascite segnano, infatti, una nuova battuta d’arresto (dai 568.857 nati vivi del 2009 ai 561.944 del 2010), un risultato che risulta diffuso su tutta la Penisola.

Sei italiani su cento sono ultraottantenni

L’Italia continua ad essere un Paese con i “capelli grigi”. A fine 2010 un residente ogni cinque ha più di 65 anni e gli ultraottantenni sono ormai il 6% della popolazione.

L’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella con meno di 15) raggiunge il valore di 144,5 a livello nazionale; tuttavia, mentre il processo di invecchiamento prosegue nel Mezzogiorno (che tuttavia resta la ripartizione con maggiore equilibrio fra giovani anziani), nelle altre aree del Paese si registra un lieve calo.

Stabile risulta la graduatoria internazionale (dati 2009): la Germania, con un indice pari a 150,2, si conferma il paese con la struttura per età più “vecchia”, seguito da Italia (144), Grecia (131,9) e Bulgaria (129,2).

Si infoltiscono le fila della popolazione straniera residente

Gli stranieri residenti in Italia hanno superato quota 4,5 milioni, sono il 7,5% della popolazione totale e provengono per la maggior parte dall’Unione europea (29,2%), dall’Europa centro-orientale (24,0%) e dall’Africa settentrionale (14,9%). Si tratta per lo più di una popolazione giovane: quasi la metà dei cittadini stranieri ha un’età compresa fra i 18 e i 39 anni, mentre oltre uno su cinque è minorenne.

Stabile la fecondità

Nel 2010 il numero medio di figli per donna si attesta a 1,41, lo stesso valore dell’anno precedente. Si conferma, quindi, l’arresto della crescita che si era avuta successivamente al 1995, anno in cui la fecondità italiana toccò il minimo (1,19 figli per donna).

All’interno dell’Unione europea a 27 Paesi (dati 2009), Irlanda e Francia sono in cima alla graduatoria con, rispettivamente, 2,1 e 2,0 figli per donna, mentre l’Italia, pur posizionandosi nella parte medio-bassa della classifica, è comunque sopra Spagna (1,40), Austria (1,39), Germania (1,36) e Portogallo (1,32) e alcuni paesi dell’Est europeo (Polonia, Ungheria, Romania e Lettonia). C’è poi da considerare che in Italia le donne diventano madri più tardi: 31,1 anni è l’età media al parto nel nostro Paese, il valore più alto dell’Ue27 dopo quello dell’Irlanda (31,2), contro il 29,4 del Regno Unito e il 29,9 della Francia (solo per citare due fra i paesi più grandi dell’Unione).

Ci si sposa di meno, tiene il matrimonio religioso

Prosegue anche nel 2010 il trend discendente della nuzialità registrato dopo la ripresa del 2007. Con oltre 13.000 matrimoni in meno celebrati (217.185), il tasso di nuzialità scende dal 3,8 al 3,6 per mille. Il matrimonio religioso resta la scelta più diffusa in tutta la Penisola (63,1%): nelle regioni meridionali la percentuale sale al 77,6%, contro il 51,4% del Nord e il 55,1% del Centro.

Conti della protezione sociale

Cresce la spesa pubblica del settore

Ammonta a circa 463 miliardi di euro la spesa per la protezione sociale sostenuta in Italia nel 2010, il 29,9% del prodotto interno lordo (Pil). Quasi 434 miliardi (93,6% della spesa totale) sono stati spesi dalle amministrazioni pubbliche, destinati per 412 miliardi alle prestazioni per i cittadini, il 2,5% in più dell’anno precedente, con un’incidenza del 26,6% sul Pil (26,5% nel 2009) e del 55,8% sulla spesa pubblica corrente.

Alla previdenza la fetta più grande di risorse

Quasi due terzi della spesa delle amministrazioni pubbliche si concentra nella previdenza (66,4%), alla sanità è destinato il 25,6% e all’assistenza il restante 8%. L’incidenza sul prodotto interno lordo è pari al 17,7% per la previdenza, al 6,8% per la sanità, al 2,1% per l’assistenza.

Oltre metà della spesa è finanziata dai contributi sociali

Fra le fonti di finanziamento, i contributi sociali rappresentano il 52,8% del totale (55,6% nel 2007). Fra il 2007 e il 2010 i contributi sociali effettivi a carico dei datori di lavoro, che hanno beneficiato in questo arco di tempo di sgravi contributivi per quasi 26 miliardi di euro, crescono in media dello 0,8%, quelli a carico dei lavoratori (dipendenti e indipendenti) dell’1,8%. La seconda voce rilevante, pari al 46,2%, è quella delle contribuzioni diverse, costituita in gran parte da trasferimenti statali (74,2% nel 2010 contro il 70% del 2007).

Sanità e salute

Le strutture sanitarie calano, ma aumenta l’assistenza domiciliare

Nel 2008 l’assistenza sanitaria territoriale conta circa 47.000 medici di base, otto ogni 10 mila abitanti e circa 7.700 pediatri, 9 ogni 10 mila bambini fino a 14 anni. Ammontano a circa 16 ogni 100 mila abitanti gli ambulatori e i laboratori pubblici e privati convenzionati, in lieve calo negli ultimi tre anni. Risultano in crescita nel corso degli anni, anche in ragione del progressivo invecchiamento della popolazione, i pazienti assistiti al proprio domicilio, da 414 mila nel 2006 a 494 mila nel 2008, l’81% dei quali è ultrasessantacinquenne.

Lo stato di salute è buono, più per gli uomini che per le donne

La percezione dello stato di salute rappresenta un indicatore globale dello stato di salute della popolazione, molto utilizzato in ambito internazionale. Nel 2011, il 71,1% della popolazione valuta positivamente il proprio stato di salute: fra gli uomini la percentuale è più alta (75,1%) rispetto a quella femminile (67,2%).

Quanto alle patologie croniche, il 38,4% delle persone dichiara di esserne affetto, ma la percentuale sale notevolmente, raggiungendo l’86,2%, fra gli ultrasettantacinquenni. Le malattie croniche più diffuse sono l’artrosi/artrite (17,1%), l’ipertensione (15,9%), le malattie allergiche (10,3%), l’osteoporosi (7,2%), la bronchite cronica e asma bronchiale (6,1%) e il diabete (4,9%).

Stili alimentari molto ancorati alla tradizione

Nel nostro Paese il pasto veloce fuori casa fatica a prendere piede: infatti, ancora nel 2011 sei persone su dieci pranzano generalmente a casa. È fortemente diffusa anche l’abitudine di fare una colazione “adeguata” al mattino: l’82,9% delle donne e il 77% degli uomini abbina al caffè o al tè alimenti nutrienti come latte, biscotti, pane.

Ragazzi e signore di mezza età costituiscono gli “aficionados” della sigaretta

L’abitudine al fumo è stabile negli ultimi anni e coinvolge il 22,3% della popolazione over 14. Anche nel 2011 a fumare sono soprattutto gli uomini (28,4%) rispetto alle donne (16,6%) ma la quota di persone dedita al tabagismo è nettamente più elevata fra i giovani 25-34enni (38,9%) e fra le signore di 45-54 anni (23,3%).

Giustizia

Oltre un terzo dei procedimenti al giudice di pace

Nel 2009 diminuiscono rispetto all’anno precedente sia i procedimenti civili sopravvenuti in primo grado (-0,5%) sia i procedimenti esauriti (-1,2%), mentre aumentano quelli pendenti (+0,6%). Oltre un terzo dei procedimenti di primo grado viene trattato negli uffici del giudice di pace, i restanti due terzi sono invece di competenza dei tribunali.

Nello stesso anno diminuiscono del 5,8% i provvedimenti di urgenza a protezione dei minori, passando dai 7.561 nel 2008 a 7.119. Aumentano le adozioni (+1,2% sul 2008, pari a 5.224 in totale): di queste, oltre 1.600 riguardano minori italiani; la quota di quelle straniere passa dal 62% del 2007 al 68,5% del 2009.

In calo sono i protesti, da 1.570.873 nel 2009 a 1.450.032 nel 2010, per un controvalore complessivo di 4 miliardi di euro (erano 4,7 l'anno precedente) e un importo medio unitario di 2.768,25 euro.

Sempre più diffuso l'affido condiviso dei figli minori

Continuano a crescere separazioni (+2,1%, per un totale di 54.456 nel 2009) e divorzi (+0,2%, pari a 85.945); nel 2009 per 1.000 matrimoni si contano 297 separazioni e 181 divorzi. Cresce anche l'affido condiviso, che rappresenta la soluzione prevalente dei casi di separazione (86,2%) e dei divorzi (68,5%); specularmente, scende il ricorso alla custodia esclusiva dei figli alla madre (12,2% delle separazioni e 28,3% dei divorzi). I figli minori coinvolti sono 62.663 nelle separazioni e 25.734 nei divorzi.

Si conferma il trend discendente dei reati

Nel 2009 sono stati 2.629.831 i delitti denunciati all'autorità giudiziaria dalle forze di polizia, il 3% in meno rispetto al 2008; prosegue quindi la tendenza alla diminuzione già osservata l'anno precedente. Rilevante è il calo di alcune tipologie di delitti, come le rapine (-21,9%), i sequestri di persona (-18,4%), i tentati omicidi (-17%). Crescono, invece, le denunce per usura (+23,7%) e, in maniera lieve, le violenze sessuali (+1,4%).

In forte crescita le misure alternative alla detenzione

Per la prima volta nell’Annuario vengono presentati i dati relativi ai condannati sottoposti a misure alternative alla detenzione in carcere (affidamento in prova al servizio sociale, semilibertà, detenzione domiciliare, libertà vigilata e controllata, semidetenzione). Alla fine del 2010 risultano in corso 18.435 misure, il 37,4% in più rispetto al 2009. Le misure più utilizzate sono l'affidamento in prova al servizio sociale (47,6%) e la detenzione domiciliare (31,2%). Nell'8,1% dei casi questi provvedimenti vedono coinvolte le donne, nell'11,5% gli stranieri e nel 18,1% persone dipendenti da alcool e droghe.

Cresce la popolazione carceraria, un detenuto su cinque lavora

Al 31 dicembre 2010 67.961 persone risultano detenute negli istituti di pena, il 4,9% in più rispetto a un anno prima. Si tratta di donne nel 4,6% dei casi, mentre gli stranieri sono il 36,7% del totale. Un detenuto su cinque lavora, in massima parte (85,4%) alle dipendenze dell'Amministrazione penitenziaria.

La capienza regolamentare risulta superata in tutte le regioni italiane, con valori compresi fra i 108 detenuti per 100 posti letto regolamentari del Trentino Alto Adige e i 203 della Puglia. La media nazionale è di 160 detenuti per 100 posti letto, a riprova che l’effetto di “svuotamento” delle carceri a seguito dell’indulto concesso del 2006 è stato più che compensato da nuovi ingressi o reingressi.

Continuano a diminuire i minori nei centri di prima accoglienza: nel 2010 sono 2.253 (-7% rispetto al 2009). Il calo è più rilevante per i ragazzi stranieri, che erano il 57,8% nel 2006 e sono il 36,8% nel 2010. Reati contro il patrimonio (71,4%), violazione della legge sugli stupefacenti (16,2%) e reati contro la persona sono le imputazioni più frequenti.

Istruzione

In leggero calo il tasso di scolarità nelle scuole superiori

Sono 8.968.063 gli studenti iscritti all’anno scolastico 2009/2010, circa 15.000 in più rispetto a quello precedente. Il tasso di scolarità si attesta ormai da qualche anno intorno al cento per cento per la scuola primaria e secondaria di primo grado, mentre subisce una modesta flessione per la secondaria di secondo grado, dal 92,7% del 2008/2009 al 92,3% del 2009/2010.

L’aumento della scolarizzazione ha prodotto, nel corso degli anni, un costante innalzamento del livello di istruzione della popolazione italiana: la quota di persone con qualifica o diploma di scuola secondaria superiore si attesta al 33,9%, mentre l’11,1% possiede un titolo di studio universitario.

La selezione scolastica è più forte nelle scuole superiori dove, nel passaggio dal primo al secondo anno, la percentuale di alunni respinti è pari al 20,3%. Gli esami di terza media sono invece superati dalla quasi totalità degli studenti (99,5%), ma uno studente su tre non ottiene più della sufficienza nella votazione finale.

All’università più giovani del Sud e donne

I giovani iscritti per la prima volta all’università nell’anno accademico 2009/2010 sono circa 295.000, circa 1.200 in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%), a conferma della flessione delle immatricolazioni iniziata nel 2004/2005 che ha riportato il numero delle nuove iscrizioni a un livello prossimo a quello rilevato alla fine degli anni Novanta. La diminuzione riguarda i corsi di laurea del vecchio ordinamento (-25,9%) e quelli di durata triennale (-1,3%), mentre i corsi di laurea specialistica/magistrale a ciclo unico registrano un incremento del 6,5%.

Nel complesso, la popolazione universitaria è composta da 1.799.395 studenti - valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente - con una mobilità territoriale piuttosto elevata. La partecipazione agli studi universitari risulta particolarmente alta in Molise, Abruzzo, Basilicata: in queste regioni più di un residente di 19-25 anni su due è iscritto a un corso accademico.

Le donne sono più propense degli uomini a proseguire gli studi oltre la scuola secondaria - le diplomate che si iscrivono a un corso universitario sono circa 68 su 100, i diplomati 58 - ma anche a portare a termine il percorso accademico: le laureate sono circa 22 ogni 100 venticinquenni contro i 15 laureati ogni 100 maschi della stessa età.

Attività culturali e sociali varie

Forte aumento di visitatori in musei, gallerie e siti archeologici a ingresso gratuito

Oltre 37 milioni e 337.000 persone hanno visitato, nel 2010, i 424 luoghi di antichità e arte (di cui 208 musei e gallerie e 216 monumenti e aree archeologiche) presenti nel nostro Paese, con un robusto incremento rispetto all’anno precedente (circa 5 milioni in più). In particolare, aumentano del 40% i visitatori degli istituti a ingresso gratuito, mentre è molto più contenuta la crescita dei visitatori degli istituti a pagamento (+6%).

Nel 2009 sono state pubblicate 57.558 opere (rispetto alle 58.829 dell’anno precedente), per una tiratura complessiva di oltre 208 milioni di copie. La produzione editoriale subisce un ridimensionamento di circa il 2% rispetto a un anno prima, sia per i titoli che per la tiratura.

Il cinema resta in cima alle preferenze, cresce anche il pubblico degli spettacoli sportivi

Nel 2011 oltre due terzi della popolazione di sei anni e oltre ha fruito di almeno uno spettacolo o intrattenimento fuori casa (70,9% uomini e 63,5% donne). Il cinema continua a raccogliere il maggior pubblico e, insieme agli spettacoli sportivi, registra un incremento rispetto al 2010. Infatti, oltre una persona su due è andata almeno una volta a vedere un film in sala. Nella graduatoria seguono le visite a musei e mostre (29,7%), gli spettacoli sportivi (28,4%), le visite a siti archeologici e monumenti (22,9%), la frequentazione di discoteche e balere (22,6%), il teatro (21,9%), gli altri concerti di musica (20,8%) e, all’ultimo posto, i concerti di musica classica, che interessano appena il 10,1% della popolazione.

Il teatro è l’unica attività fuori casa, fra quelle considerate, in cui la partecipazione femminile è maggiore rispetto a quella maschile (24% delle donne contro il 19,7% degli uomini). Guardare la televisione è un’abitudine consolidata per il 94% della popolazione di tre anni e più, senza distinzioni territoriali, generazionali o di sesso. L’ascolto della radio interessa invece il 59% della popolazione, anche se risulta in leggero calo (dal 59,1% al 57,8%) la percentuale dei “fedelissimi”, ovvero coloro che la ascoltano tutti i giorni.

Si interrompe il trend positivo della lettura di libri

Meno diffusa è l’abitudine alla lettura di giornali e libri: nel 2011 legge un quotidiano almeno una volta a settimana il 54% delle persone in età scolare, mentre il 45,3% si dedica alla lettura di libri. Quest’ultima percentuale risulta in calo rispetto all’anno precedente (era il 46,8%), come pure quella di lettori “forti”, cioè coloro che hanno letto 12 libri e più in un anno (13,8% rispetto al 15,1% del 2010). I giovani di 11-14 anni sono i lettori più accaniti (62%), pur registrando un calo in confronto a un anno prima (65,4%).

Gli uomini leggono di più i quotidiani (60,3% contro il 48,1% delle donne), mentre le donne preferiscono i libri (51,6% contro il 38,5% degli uomini) e ne leggono in maggior numero.

Sempre più internauti fra gli ultrassessantacinquenni

In costante crescita risultano gli utilizzatori del personal computer (pc) e di Internet, i quali rappresentano ormai, rispettivamente, il 52,2% (51% nel 2010) e 51,5% (48,9%) della popolazione di 3 anni e oltre. L’uso del pc tocca il livello massimo tra i 15 e i 19 anni (quasi 9 ragazzi su dieci), ma gli utilizzatori aumentano anche fra i 65-74enni (14,9% contro il 13,7% di un anno prima), per scendere al 3,3% fra gli ultra settantacinquenni. A livello territoriale, permane uno squilibrio sia nell’uso del pc (Nord 56,9%, Centro 54,4%, Mezzogiorno 44,6%), che in quello di Internet (Nord 56,3%, Centro 54,2%, Mezzogiorno 43,7%).

Lavoro

In calo l'occupazione standard

Nel 2010 sono 22.872.000 gli occupati, 153.000 in meno dell'anno precedente. Il risultato complessivo è la sintesi di una riduzione marcata della componente italiana, controbilanciata dall'aumento di quella straniera (+183.000 unità). La quota di lavoratori stranieri sul totale degli occupati raggiunge il 9,1% (8,2% nel 2009).

A diminuire sono esclusivamente gli occupati maschi, in particolare lavoratori dipendenti (-167.000 unità). La discesa coinvolge soprattutto l'occupazione permanente e a tempo pieno (285.000 in meno), ovvero l'occupazione standard, in precedenza meno coinvolta dagli effetti negativi della crisi. A livello di settore di attività economica, diminuiscono gli addetti dell'industria in senso stretto (-4,0%, pari a 190.000 unità in meno) e delle costruzioni (-0,7%, pari a -14.000 unità). Nel terziario si registrano modesti incrementi (+0,2% pari a +35.000 unità): si tratta per lo più di posizioni lavorative a bassa qualificazione nei servizi domestici e di cura alle famiglie e alla persona. In controtendenza appare il settore agricolo, dove la domanda di lavoro sale per la prima volta dopo tre anni (+1,9%, pari a 17.000 unità).

In base alle informazioni raccolte dall'indagine sulle forze di lavoro, la cassa integrazione ha interessato 252.000 occupati, rispetto ai 300.000 di un anno prima.

Il tasso di occupazione scende dal 57,5% del 2009 al 56,9% del 2010, valore che si mantiene ampiamente al di sotto della media Ue (64,2%). Quello maschile si attesta al 67,7%, mentre il tasso riferito alle donne si posiziona al 46,1%, pur con rilevanti divari regionali: si passa dal 68,5% del Trentino Alto Adige al 39,9% della Campania.

Crescono disoccupati e inattivi

Per il terzo anno consecutivo aumentano le persone in cerca di occupazione: sono 2.102.000, 158.000 in più rispetto al 2009 (+8,1%). Il tasso di disoccupazione sale all'8,4% dal 7,8% del 2009, quello di inattività al 37,8%, due decimi di punto in più rispetto a un anno prima

Famiglie e aspetti sociali vari

Nelle Asl i tempi di attesa più lunghi

Nel 2011 le famiglie denunciano difficoltà di accesso ai servizi di pubblica utilità, in particolare per il pronto soccorso (54,8%), le forze dell’ordine (38,3%), gli uffici comunali (34,2%), i supermercati (29,2%) e gli uffici postali (26,7%). Permangono differenze a livello territoriale: le famiglie meridionali hanno più problemi nell’accesso ai servizi, ma il divario diventa più contenuto nel caso di negozi di generi alimentari e mercati.

La popolazione di 18 anni e più che ha utilizzato almeno una volta nell’anno i servizi di sportello varia dal 71% degli uffici postali al 43,5% degli uffici anagrafici. In una situazione intermedia (49,5%) si collocano gli uffici amministrativi delle Asl. Per l’erogazione dei servizi dalle Asl la percentuale di cittadini che lamenta tempi di attesa oltre i 20 minuti è ben superiore a quella relativa agli uffici anagrafici: 48,5% (in aumento dal 46,7% del 2010) contro 17,3% (17,4% nel 2009).

Un cittadino su dieci svolge attività di volontariato

Risulta sostanzialmente stabile rispetto a un anno prima la partecipazione dei cittadini ad attività sociali e di volontariato. Il 10% delle persone di 14 anni e più è impegnato in attività gratuite di volontariato, il 9,7% in associazioni culturali, mentre il 16,8% si limita a versare soldi ad un’associazione. Le attività di volontariato coinvolgono il 13,5% dei cittadini over14 al Nord, l’8% al Centro e il 6,4% nel Mezzogiorno.

Le donne più sedentarie degli uomini

Nel 2011, il 21,9% della popolazione di tre anni e più pratica uno o più sport con continuità, il 10,2% vi si dedica saltuariamente, mentre il 27,7% svolge almeno qualche attività fisica, come fare passeggiate, nuotare o andare in bicicletta. I sedentari rappresentano il 39,8% del totale, con le donne più numerose degli uomini (44,4% contro 35%).

Più di sette famiglie su dieci vivono in case di proprietà

Nel 2010, il 73,6% delle famiglie è proprietario dell’abitazione in cui vive, mentre il 17,2% paga un canone d’affitto. Tra le famiglie in affitto il 72,1% vive in abitazioni di proprietà di un privato, il 22,2% in case di proprietà di enti pubblici. Fra le principali utenze domestiche, a incidere di più sul budget familiare sono, nell’ordine, la bolletta del gas (2,3%), quella dell’energia elettrica (1,9%) e la bolletta telefonica (1,5%).

Quasi una famiglia su due possiede la lavastoviglie

Prosegue nel 2010 il processo di diffusione di alcuni beni durevoli, dal telefono cellulare (presente nell’89,5% delle famiglie), al personal computer (55,3%), alla lavastoviglie (45,5%), ai condizionatori d’aria (33,8%).

Industria

In ripresa l’industria

Nel 2010 l’attività industriale ha registrato un aumento del 6,5% rispetto all’anno precedente (-18,8% nel 2009). A livello settoriale, la crescita più accentuata riguarda la fabbricazione di macchinari e attrezzature non classificati altrove (+16,5%), di apparecchiature elettriche e non elettriche per uso domestico (+12,9%), la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+10%). L’unica variazione negativa è quella rilevata per il settore dell’estrazione di minerali da cava e miniera (-1,5%).

Cresce la produzione energetica da fonti rinnovabili

Quanto ai consumi di energia elettrica, anche a causa della crisi economica, nel 2009 sono stati consumati circa 300 miliardi di kilowatt ore (kWh), il 6% in meno rispetto all’anno precedente. Nello stesso anno la produzione nazionale è diminuita, rispetto al 2008, per un valore di 292,6 miliardi di kwh così ripartito: termica tradizionale 227 miliardi di kwh (77,4% del totale), idrica 53,4 miliardi (18,3%), eolica 6,5 miliardi (2,2%), geotermica 5,3 miliardi (1,8%), fotovoltaica 676 milioni (0,2%).

Complessivamente, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili aumenta di circa il 19,2% sull’anno precedente, soprattutto grazie al trend positivo della fonte fotovoltaica (+250 milioni di kwh).

Credito e assicurazione

Due terzi dei depositi bancari in mano a famiglie e istituzioni private

In Italia sono attivi nel 2010 33.663 sportelli bancari, 5,6 ogni 10.000 abitanti. La distribuzione territoriale risulta piuttosto differenziata, variando dai 9,5 del Trentino-Alto Adige (10,6 a Trento e 8,3 a Bolzano) ad appena 2,6 sportelli ogni 10.000 abitanti in Calabria.

Alla fine del 2010, l’ammontare dei depositi bancari ha superato i 916 miliardi di euro, l’1,1% in più rispetto all’anno precedente. Di questi, oltre due terzi appartengono a famiglie e istituzioni sociali e private, il 19% a società non finanziarie, il 3,7% ad amministrazioni pubbliche e il 10,2% a società finanziarie. Gli impieghi realizzati dalle banche sono pari a 1.690 miliardi di euro, l’8,3% in più del 2009. Tali impieghi rappresentano per oltre la metà (51%) finanziamenti a società non finanziarie, per il 3,3% finanziamenti ad amministrazioni pubbliche, per il 30,5% finanziamenti a famiglie e istituzioni sociali private e per il 10,7% finanziamenti a società finanziarie.

Quanto al settore assicurativo, nel 2009 i risultati delle gestioni danni e vita sono pari, rispettivamente, a 228 e a 3.241 milioni di euro. Il peso dell’attività del settore vita sul totale dei premi raccolti continua ad attestarsi su livelli nettamente superiori a quello del ramo danni (rispettivamente, 68,9% e 31,1%). Le uscite per sinistri, in riferimento al portafoglio italiano, ammontano nel 2009 a circa 83,7 miliardi di euro. Di questi, oltre 56 miliardi hanno interessato l’assicurazione vita e capitalizzazione e 27,1 miliardi l’assicurazione contro i danni.

 

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